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Governo, Letta e la data naturale delle elezioni

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Roma, 14 mag. (Adnkronos) – Voto tra domenica 7 e domenica 28 maggio 2023. Questa l’ipotesi che può essere letta in filigrana nelle parole pronunciate dal segretario del Pd, Enrico Letta, al termine del suo intervento al convegno di Sorrento ‘Verso Sud’. “Penso -la dichiarazione del leader Dem- che questa esperienza di governo che tiene tutti insieme debba durare almeno fino alla data naturale delle elezioni, con il massimo impegno di tutti che si arrivi fino alla data naturale delle elezioni”, perché “non si butti via un’occasione che è fondamentale per avere questi dieci mesi davanti”.

Una frase che a una prima lettura può far pensare a un semplice no a elezioni anticipate, ma che in realtà potrebbe indicare la possibilità, di cui si starebbe discutendo a livello politico ed istituzionale, di far arrivare la legislatura alla sua fine naturale, senza anticiparla neanche di qualche settimana, come di solito avviene attraverso uno scioglimento tecnico delle Camere da parte del presidente della Repubblica.

Del resto proprio per questo motivo fu modificata la norma sul cosiddetto semestre bianco, per consentire cioè al capo dello Stato di sciogliere anticipatamente il Parlamento negli ultimi sei mesi del suo mandato quando coincida con la fine della legislatura. Ipotesi che si sarebbe verificata nel 1992, quando il mandato delle assemblee di Palazzo Madama e Montecitorio sarebbe terminato il primo luglio e quello di Francesco Cossiga due giorni dopo, con elezioni quindi in piena estate se non fosse intervenuta la modifica costituzionale.

Stavolta però l’attale legislatura terminerà il 22 marzo del prossimo anno, per questo si starebbe ragionando sulla possibilità di evitare scioglimenti tecnici anticipati di qualche settimana, per consentire così a Governo e Parlamento di poter lavorare fino all’ultimo giorno utile, anche perchè il rinnovo delle Camere potrebbe avvenire in primavera, esattamente tra domenica 7 e domenica 28 maggio 2023.

In base all’articolo 61 della Costituzione, infatti, “le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni. Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti”. A questo occorre aggiungere la norma elettorale per cui il decreto che fissa la data del voto deve essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale “non oltre il 45/mo giorno antecedente quello della votazione”.

Inoltre va anche considerata la disposizione relativa al voto degli italiani all’estero che prevede che l’elenco provvisorio degli aventi diritto vada comunicato dal ministero dell’Interno a quello degli Esteri 60 giorni prima della data delle elezioni.

Calendario alla mano, l’attuale legislatura, iniziata il 23 marzo 2018 terminerà il 22 marzo 2023. Ciò significa, che se non interverranno scioglimenti anticipati delle Camere, politici o tecnici, la prima domenica utile per votare sarà il 7 maggio, se si considerano i 45 giorni minimi che debbono intercorrere tra la pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi elettorali e la data scelta per il voto.

Se poi invece il conto si fa sui 60 giorni antecedenti necessari per la compilazione degli elenchi degli italiani all’estero, si slitta al 21 maggio. Ultima domenica utile il 28 maggio, se si fa riferimento alla norma costituzionale che fissa in 70 giorni il termine massimo tra la conclusione della legislatura e l’apertura delle urne. Qualora si votasse in quest’ultima data, considerando che entro i successivi 20 giorni debbono essere convocate le nuove Camere, queste potrebbero riunirsi intorno al 16 giugno.

Uno scenario nel quale va inserita una variabile indipendente non fissata da alcuna norma: vale a dire i tempi necessari per la formazione del nuovo Governo, che a quel punto, anche se non balneare, potrebbe nascere comunque in piena estate. (di Sergio Amici)

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