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Governo, Doris: “Draghi leader forte, Italia ha cambiato registro”

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(Adnkronos) – Il premier Mario Draghi? “Un grande banchiere. Ha salvato l’euro ed è stato di guida e riferimento per tutti i banchieri centrali, inclusi i governatori della Fed”. Lo afferma il fondatore di Mediolanum Ennio Doris in un’intervista al Messaggero. Con lui “finalmente abbiamo cambiato registro e un grande merito è del presidente Mattarella. Con l’incarico a Draghi c’è un leader forte, credibile, autorevole, che ascolta da Lega a 5Stelle, ma poi decide. La sua impronta si vede già nelle posizioni sul blocco dell’export dei vaccini e nel consenso che si sta creando intorno a lui in Europa”.

Sulla formazione dell’esecutivo, continua Doris, Silvio Berlusconi ha “grandi meriti. Per settimane ha invocato un governo all’altezza di una fase così drammatica, un esecutivo di larghe intese e responsabilità nazionale. Ha contribuito non poco a sensibilizzare l’opinione pubblica”.

Quanto al rapporto tra il leader di Fi e il premier Mario Draghi, il banchiere sottolinea: “Che Draghi sia arrivato alla guida della Bce su spinta di Berlusconi è noto. È meno risaputo che Berlusconi incontrò, uno ad uno, 14 Capi di Stato europei per creare il consenso attorno al suo nome. Finì appunto 14 voti a favore di Draghi e tre a favore di Weidmann, votato da Germania, Francia e Finlandia. Poteva finire 15 a 2, ma Silvio non riuscì ad incontrare il premier finlandese, ricoverato in ospedale”.

Per Doris una nuova stagione di aggregazioni per le banche è un “processo inevitabile. Guardi all’auto. Agli inizi del 900 c’erano in Italia 300 fabbriche di automobili, di cui 70 a Torino. Oggi c’è Stellantis, un gigante oramai solo in parte italiano che deve giocarsela con gli altri colossi mondiali e guardarsi le spalle da innovatori come Tesla. Voglio dire che è tutto normale conseguenza del progresso e della globalizzazione”.

Quanto a Banca Mediolanum, “noi cresciamo con le nostre gambe. Ma siamo profondamente diversi, fin dall’origine. Nel 1997 ho fondato una banca senza sportelli, con pochi costi fissi e puntando sulla figura del consulente finanziario. All’epoca ci guardavano tutti come fossimo dei marziani, oggi sono in molti a copiarci”.

Sul fronte Covid, “i vaccini oggi sono le nostre forze alleate che progressivamente stanno liberando le popolazioni dall’oppressione pandemica”. “Dobbiamo farci trovare pronti per quando saremo liberati dal virus e vedo molte condizioni favorevoli. L’Europa che, dopo anni di rigore, viene in nostro aiuto con i miliardi del Recovery, di cui una buona parte a fondo perduto, la Bce che continua ad acquistare i nostri i titoli di Stato assorbendo quasi totalmente l’incremento del nostro debito. E poi c’è il fattore Draghi”, dice il fondatore di Mediolanum.

Di cosa ha bisogno l’Italia? “Snellire le procedure, investire nelle infrastrutture per accorciare la Penisola e la spinta digitale. E poi bisogna consentire all’imprenditoria italiana, che non ha eguali al mondo per ingegno, di poter finalmente competere ad armi pari con la concorrenza”, sottolinea il banchiere, secondo cui “la nostra economia è bancocentrica, le nostre imprese sono finanziate per il 95% dalle banche. C’è bisogno di un moderno, ampio e trasparente mercato finanziario, come quello americano, quello inglese. Che fornisca su base stabile e continuativa i capitali alle nostre imprese per i piani di lungo termine, di crescita, di internalizzazione, di digitalizzazione. La nostra economia è fatta di piccole e medie eccellenze ed è forte nell’industria manifatturiera. La ripartenza verrà da lì, ma c’è bisogno di capitali provenienti dal mercato, anche estero”.

“Il rapporto tra capitalizzazione di Borsa e Pil da noi è il 38%. E pesano tanto banche e assicurazioni. La Spagna, molto meno industrializzata, ha già un rapporto più alto, vicino al 50%. Non parliamo di Regno Unito e Usa, rispettivamente al 118% e al 130%. C’è bisogno di una Borsa ampia, efficiente e che sia specchio della nostra economia”, esorta Doris.

“I Piani individuali di risparmio devono ripartire – spiega Doris – Nel decreto Sostegni al Senato c’è un emendamento per innalzare la quota del beneficio fiscale per i sottoscrittori dei Pir da 30.000 a 100.000 euro l’anno. E’ indispensabile per arrivare a quel moderno mercato dei capitali necessario al nostro Paese – sottolinea – Serve a canalizzare una delle principali risorse di questo Paese, l’enorme risparmio privato, verso l’economia reale. Un lusso, anzi uno spreco che non possiamo più permetterci”.

Sta pensando ai famosi 1.800 miliardi di euro depositati nei conti correnti bancari? “Certamente. Con i tassi negativi sono un costo per le banche, un parcheggio inutile per i risparmiatori e potrebbero essere molto utili se impiegati almeno in parte per la ripresa del Paese”.

Perché questa montagna di denaro privato fermo? “la paura, certamente, ma non solo. Gli italiani sono andati avanti per decenni con i titoli di Stato, sottoscrivendo Bot senza pensare al perché lo facevano, cercando un rendimento e basta. Abitudine e disinformazione. Ora un titolo di Stato italiano inizia a dare un rendimento positivo, peraltro modestissimo, solo dopo 5-7 anni. I nostri concittadini sono disorientati. La legge che istituisce i fondi comuni risale al 1983, va aggiornata. E poi manca una cultura assicurativa, perché siamo stati abituati troppo bene da decenni di welfare forte”.

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