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**Governo: Albertini, ‘Draghi faccia sacrificio e vada avanti, glielo hanno insegnato gesuiti’**

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Milano, 17 lug.(Adnkronos) – “Quello che succede quando un comico fonda un partito politico è che la prima volta la storia si compie come un dramma, la seconda come una farsa; qui è cominciato come una farsa e può finire come un dramma”. Per questo “il mio auspicio è che Mario Draghi faccia un sacrificio su se stesso, sia duttile nei comportamenti e rigido nei principi, così come gli era stato insegnato dai Gesuiti”. Così all’Adnkronos l’ex senatore e sindaco di Milano Gabriele Albertini.

“Io -dice Albertini- non ricordo a memoria che ci sia mai stata una crisi aperta con una fiducia votata, ancorché con qualche incertezza; credo che Mario Draghi sia l’unico presidente del Consiglio che si sia dimesso pur con una maggioranza parlamentare che gli ha votato la fiducia, solo per aver riscontrato una grave incoerenza coi programmi di governo, di una forza politica fino a poco prima schierata a sostegno dell’esecutivo”.

Se va via Draghi, in questo scenario, “da qui alle elezioni un altro governo sarà difficilissimo; sarà un momento acefalo dove la manovra economica sarà difficilissima, il Pnrr salta e Putin sarà lì a godersela”. Ecco perché “secondo me, avendo la maggioranza aritmetica per poter governare, Draghi dovrebbe fare un ‘validissimo’ sacrificio e rimettersi in gioco; certamente avrà un futuro complicatissimo per il dissenso che c’è nella compagine governativa e la difficoltà di mettere insieme i voti e le risorse per i prossimi mesi, poi ci sarà la Lega che ora ha abbozzato, ma quando si avvicineranno le elezioni si farà sentire, la Meloni che gli tirerà addosso tutto quello che le capiterà per le mani, senza contare la crisi energetica e l’inflazione, le famiglie e le imprese in difficoltà che in autunno saranno sull’orlo del baratro”, spiega Albertini.

Dal punto di vista di Draghi, “se ne andasse adesso, potrebbe sottrarsi, dire ‘io ci sarei stato, ma la ciurma mi ha buttato fuori dal bordo’ e verrebbe consegnato alla gloria: potrebbe prendere il posto di Mattarella a fine mandato, o di Ursula Von der Leyen oppure diventare presidente della Banca mondiale, forse la cosa che più potrebbe desiderare, con uno stipendio milionario. Ma lui è uomo di essere, non di avere”.

E dunque vedremo mercoledì che cosa succederà: “Quello che io suggerisco in tutta modestia a Mario Draghi -afferma l’ex senatore- è di adattarsi a una condizione che non è la sua e che tutta la convenienza, la sua indole, persino le sue attitudini di uomo di governo, esattamente l’opposto di uomo di propaganda come sono gli altri, lo indurrebbero a fare”.

E cioè, “evocando le sue parole e la sua intima adesione al dettato della sua educazione gesuitica, che superi tutto questo nonostante tutto il negativo che può ricavarne, rinunciando anche alla parte migliore di sé per una missione, che è il bene del Paese. Questo è ciò che mi piacerebbe facesse, almeno per un anno. Whatever it takes”.