Giustizia: il Procuratore di Salvini lascia Agrigento e va a Cagliari, oggi l’insediamento
Palermo, 23 mar. (Adnkronos) – Si è insediato oggi il nuovo Procuratore generale di Cagliari Luigi Patronaggio, che ha lasciato la Procura di Agrigento, dove ha diretto numerose inchieste importanti. Tra le ultime spicca quella a carico dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini che è stato indagato, e poi rinviato a giudizio a Palermo, proprio ad Agrigento per sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio per la vicenda di Open Arms, la nave della ong spagnola con a bordo oltre 100 migranti rimasti in mare per giorni nell’estate del 2019. “Sono felice ed orgoglioso di venire a lavorare in una terra nobile, antica e fiera delle proprie radici quale è la Sardegna – ha detto Patronaggio durante la cerimonia di insediamento alla presenze di autorità civili e militari- Venire in questa Sede – a torto ritenuta scomoda e periferica – non è un ripiego ma una scelta ragionata e consapevole che cercherò di onorare al massimo”.
“Sono altresì onorato di avere avuto la fiducia del CSM e spero di conquistare con il lavoro e l’impegno quotidiano anche la Vostra di fiducia – ha poi detto – Ho studiato, studierò ancora e cercherò di capire, chiedendo l’aiuto dei colleghi tutti: Dirigenti, magistrati della Procura Generale e delle Procure della Repubblica, magistrati giudicanti, personale amministrativo, nessuno escluso. Non dimenticherò di ascoltare infine con attenzione la voce della Avvocatura, soggetto istituzionale imprescindibile per l’affermazione di quel giusto processo del novellato art. 111 Costituzione. Cercherò di fare lavoro di squadra e di rete, ascolterò ed interagirò con i rappresentanti delle Istituzioni Centrali e Locali, con le Forze dell’Ordine, con la Polizia Giudiziaria e non ultimo con la Società Civile”.
“Da parte mia cercherò di mettere a frutto l’esperienza maturata in questi 37 anni di professione, alcuni dei quali vissuti intensamente con alcuni indimenticabili maestri e protagonisti delle pagine più intense della Repubblica quali sono stati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e i tanti colleghi con i quali ho avuto l’onore di lavorare alla DDA e alla Procura Generale di Palermo”, ha detto ancora.
“Ho lavorato in terra di mafia e in terra di confine, ho fatto parte di importanti collegi giudicanti e ho sostenuto l’accusa in altrettanti delicati processi ma ho sempre cercato di fare la mia parte con coraggio, autonomia, indipendenza ed onestà intellettuale. Gli stessi principi e valori che spero non mi abbandoneranno in questa nuova esperienza – ha poi detto Patronaggio – La magistratura italiana vive oggi una stagione di crisi, ha subito – e forse talvolta anche a ragione – una perdita di credibilità e si è fatta adulare dal bieco esercizio del potere, dal carrierismo sfrenato, dai giochi di appartenenza, perdendo di vista i veri valori della magistratura che secondo il dettato costituzionale sono: autonomia e indipendenza”.
“Autonomia dalla politica e dalla amministrazione, indipendenza da ogni centro di potere interno ed esterno alla magistratura; autonomia e indipendenza sia dai poteri costituiti ma anche dai poteri occulti e mascherati; ma soprattutto autonomia e indipendenza di giudizio nello svolgimento delle funzioni. La magistratura nel suo complesso, ed in particolare chi l’ha amministrata e talvolta gestita ed usata, ha spesso dimenticato che “i magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni”, alimentando così quella visione verticistica e piramidale della magistratura che è ben lontana dal disegno costituzionale di cui all’art. 107 c. III Costituzione”. E aggiunge: “Ai Dirigenti degli Uffici Giudiziari dovrebbero essenzialmente spettare solo le funzioni di indirizzo, raccordo, coordinamento, programmazione, controllo costruttivo. Ed è proprio con riferimento a tali premesse che cercherò di lavorare, da un lato per sostenere le Procure del territorio nella loro azione di controllo e affermazione della legalità, fornendo loro tutto l’appoggio in sede di appello e ove necessario anche in Cassazione; dall’altro, cercando di fornire agli Uffici Giudiziari, anche per mezzo del Consiglio Giudiziario, le buone pratiche e il giusto coordinamento per un ottimale risposta di giustizia”.
“Non va infatti dimenticato che oggi la grande scommessa da vincere è la riduzione dei tempi della giustizia, non solo per rispondere alle giuste pretese dei cittadini ma anche per concorrere al decollo dell’economia che non può permettersi tempi lunghi per la risoluzione dei conflitti economici ed imprenditoriali che penalizzano le nostre imprese sul mercato nazionale ed internazionale. Lo sforzo in atto, legislativo ed economico, è senza precedenti quanto a risorse finanziarie impiegate, personale assunto ed incremento dei mezzi informatici. Abbiamo quindi un dovere morale, oltre che giuridico, per sfruttare appieno le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.

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