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Generali, vince Mediobanca ma Caltagirone ha 1/3 del board: cosa succede ora

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(Adnkronos) – "Mai stati così forti". Con queste parole Philippe Donnet, amministratore delegato uscente e riconfermato, apre l’assemblea annuale degli azionisti di Generali, lasciando intendere da subito la solidità della governance in uscita — e la volontà di continuità. Un messaggio confermato dal voto: la lista Mediobanca raccoglie il 52,38% dei consensi e prevale su quella di minoranza presentata da Francesco Gaetano Caltagirone (36,8%). La proporzione rispecchia quella del Cda uscente. L'equilibrio non cambia.  La partecipazione all’assemblea ha raggiunto il 68,77% del capitale sociale, un dato che conferma l’attenzione e il peso specifico della partita che si stava giocando attorno alla governance del Leone di Trieste. Dieci seggi vanno così alla lista sostenuta da Mediobanca, che si conferma regina del fortino triestino. In Consiglio entrano, oltre a Donnet ed Andrea Sironi, anche Clemente Rebecchini, Luisa Torchia, Lorenzo Pellicioli, Clara Hedwig Frances Furse, Antonella Mei-Pochtler, Patricia Estany Puig, Umberto Malesci e Alessia Falsarone. Alla lista Caltagirone spettano tre consiglieri: Flavio Cattaneo, Marina Brogi e Fabrizio Palermo. Nessun eletto per Assogestioni, che con il 3,67% non ha superato il quorum. Secondo una prima lettura dell'esito del voto, la lista Caltagirone avrebbe potuto contare sul blocco di Delfin, Unicredit e Crt, oltre a qualche sostegno – suggerisce qualcuno – proveniente dalle Casse. Non è bastato. Edizione della famiglia Benetton (4,83% del capitale), ha scelto di astenersi. Fondamentale l’appoggio degli investitori istituzionali, del mercato retail e dei piccoli azionisti alla lista Mediobanca, che ha confermato la centralità del gruppo milanese, azionista di riferimento con il 13,04% delle quote. La scelta di Unicredit, che — secondo quanto riportato da media internazionali — avrebbe votato contro la lista Mediobanca, è da leggere – secondo alcuni analisti contattati da Adnkronos – in chiave politica: "un modo – dicono – per la banca guidata da Andrea Orcel di posizionarsi strategicamente in vista di future partite su Bpm e in relazione al possibile utilizzo del golden power da parte del governo". Secondo altri, invece, si è trattato di una scelta dettata puramente da logiche finanziarie. Secondo diversi osservatori, l’esito dell’assemblea rafforza l’asse Donnet-Sironi-Mediobanca, ma non chiude del tutto i giochi. Con tre consiglieri eletti, Caltagirone mantiene infatti una presenza significativa, in grado di rappresentare una voce critica e influente all’interno del Consiglio d’Amministrazione. “Il risultato è sotto le aspettative della vigilia per il fronte Caltagirone — si ragionava su almeno cinque-sei seggi — ma non va sottovalutato il peso di un terzo del board in opposizione alla governance”, osservano alcuni analisti all'Adnkronos. "Tutto secondo aspettative", commenta all'Adnkronos Pietro Calì. "La vera sorpresa è vedere Unicredit schierata con Caltagirone (alla vigilia si poteva pensare ad una astensione). Sarà importante ancora capire la partita di Mps su Mediobanca, essendo Caltagirone anche azionista di Mps. Le dinamiche interne comunque fanno pensare comunque che il dibattito sulle strategie future rimane. Caltagirone avrebbe voluto più crescita, più crescita orizzontale. Oggi l'azienda è molto focalizzata sul core business. Il titolo sta tenendo ma potrebbero esserci dei sell on news nelle prossime ore o nei prossimi giorni" (di Andrea Persili) —[email protected] (Web Info)

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