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Gender gap nel dolore cronico, Istisan: “Su 10 pazienti 6 sono donne”

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(Adnkronos) – Esiste un gender gap anche per il dolore cronico, che colpisce una percentuale maggiore di donne rispetto agli uomini. I dati Istisan registrano che tra i circa 10 milioni di italiani che soffrono di dolore cronico, il 60% della popolazione che ne soffre è composto da donne, con un coinvolgimento maggiore a partire dai 35 anni. Queste, però, spesso non lo segnalano o, quando lo fanno, non vengono ascoltate adeguatamente, segno che la disparità di genere si avverte anche in questo campo. Tanti i pregiudizi, le difficoltà e le complicazioni che le donne si trovano ad affrontare per raggiungere una diagnosi. Un percorso difficile che ha ripercussioni psicologiche, oltre che fisiche e sociali. Ad analizzare le cause e a individuare possibili soluzioni sono le ospiti di 'Dolore cronico – Una questione di genere femminile', terzo episodio del vodcast 'E tu, sai cosa si prova?', una serie realizzata da Adnkronos in partnership con Sandoz, disponibile sul canale YouTube di Adnkronos e su Spotify. "Molte patologie che si caratterizzano per dolore cronico – come l’emicrania, l’artrosi, l’artrite reumatoide o la fibromialgia – sono più frequenti nella popolazione femminile. Senza dimenticare le patologie ginecologiche, come l’endometriosi – spiega Nicoletta Orthmann, direttrice medico scientifica di Fondazione Onda Ets – Nelle donne, inoltre, si registra una maggiore tendenza alla cronicizzazione del dolore dopo un trauma. E non solo: le sindromi dolorose femminili tendono ad essere più intense, più durature e più complesse, perché spesso convivono condizioni dolorose multiple".  "La medicina di genere è complessa", sottolinea Silvia Natoli, responsabile Area culturale Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) Medicina del dolore e cure palliative. "Negli ultimi anni abbiamo scoperto differenze nelle risposte ai farmaci, ma anche nell’incidenza e nella prevalenza delle malattie tra uomini e donne. È la medicina delle diversità: fattori biologici, culturali e sociali influenzano sia l’accesso alle cure sia la percezione del dolore. Del resto – chiarisce Natoli – per anni la ricerca è stata biased, cioè sbilanciata sul sesso maschile".  Ascoltano il video-podcast si scopre così che "gli animali femmina non venivano usati negli studi preclinici" e che "le donne erano meno rappresentate in quelli clinici: si pensava che gli ormoni rendessero i risultati meno attendibili. Da quando gli enti regolatori hanno imposto il gender balance negli studi – illustra l’esperta – sono emerse differenze reali, anche nei processi di cronicizzazione. Per esempio, la cronicizzazione del dolore neuropatico nei topi maschi e femmine coinvolge cellule immunitarie diverse. Questo significa che molte terapie sono state sviluppate su modelli incompleti". C’è l’impegno, a "promuovere il più ampio accesso alle cure e ridurre il gender gap – afferma Ester Lauciello, Head Business Unit Retail di Sandoz – Ma come azienda crediamo non basti: bisogna garantire anche il diritto all’informazione. Le donne che soffrono devono poter accedere a informazioni complete e capillari, per compiere scelte consapevoli. Per questo collaboriamo con tutti gli attori del sistema salute – medici di medicina generale, specialisti, associazioni, società scientifiche, istituzioni – per creare una rete solida di percorsi di cura appropriati". E qualcosa sta cambiando, come rivela il terzo episodio del Vodcast 'E tu, sai cosa si prova? Comprendere e affrontare il dolore cronico', online sul canale YouTube e nella sezione podcast di adnkronos.com e su Spotify. 
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