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Fognini, l’ultima partita a Roma e l’ovazione del Centrale: “La Davis una ferita aperta”

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(Adnkronos) –
Fabio Fognini ha giocato la sua ultima partita agli Internazionali d'Italia. Il tennista azzurro ha affrontato oggi, giovedì 8 maggio, il britannico Jacob Fearnley, numero 57 del mondo, nel primo turno, perdendo in due set con il punteggio di 6-2, 6-3. E così si conclude la storia di Fognini al Masters 1000 di Roma, dopo aver annunciato nei giorni scorsi che quella 2025 sarebbe stata la sua ultima partecipazione a Roma. Il Centrale, per l'ultimo, potenziale, abbraccio a Fabio Fognini, definito un "portabandiera del tennis azzurro" da Matteo Berrettini nei giorni scorsi, è quello delle grandi occasioni. In prima fila, ad assistere al match, c'è anche Francesco Totti, che quando viene inquadrato sui maxischermi dell'impianto si prende l'ovazione dei romanisti presenti. Fognini sembra entrare in campo con la grinta di un tempo, piazza un break in apertura e accende l'entusiasmo del pubblico. Poi però quei 37 anni cominciano a farsi sentire. Il tennista ligure perde lucidità, prima se la prende con la racchetta, poi protesta con l'arbitro. È il nervosismo di chi sa che potrebbe fare di più, ma sente tutto il peso dei propri anni. La freschezza dell'avversario, che ti candeline ne ha spente 'soltanto' 23, si fa sentire e il primo set sembra tanto un lento ma inesorabile canto del cigno.  Fabio prova a invertire la rotta, a combattere, ma senza successo. Il 3-1 con cui va avanti nel secondo parziale è solamente un'illusione. Fearnley lo rimonta e chiude i giochi. Alla fine di tutto, Fognini si prende l'ovazione del suo pubblico per una carriera vissuta, con qualche alto e basso, ai vertici del tennis mondiale e che con il trionfo al Masters 1000 di Montecarlo, nel 2019, ha toccato il suo punto più alto. Quando sui maxischermi del Centrale scorrono le immagini del suo passato, l'azzurro ha l'asciugamano sulla testa e gli occhi lucidi.  "Grazie Roma!", urla Fognini al microfono del Centrale, allontanando, almeno per una notte, gli spettri del ritiro. "Non ho ancora detto stop", dice tra le urla dei suoi tifosi, "giocherò fino alla fine dell'anno e poi parlerò con la mia famiglia. Penso sia arrivato il momento di dedicare loro il tempo che meritano". Le priorità sono cambiate, ma certe ferite sono rimaste: "Io alla Coppa Davis ho dato tutto, e non essere stato chiamato mi ha fatto male". Il riferimento, non molto velato, è alla mancata convocazione nella Davis del 2023, poi vinta dagli azzurri guidati da Jannik Sinner, quando non è stato chiamato dal capitano azzurro Filippo Volandri. Ma come per ogni cosa, lo dice Fabio con la voce spezzata, "c'è un inizio, e c'è una fine".  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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