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Fase 3: Maggino, sì smart working ma senza norme per donne è più complicato

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Roma, 20 giu. (Adnkronos) – Bene lo smart working con cui il Paese è riuscito a tamponare il lungo lockdown imposto dal Covid 19 ma ora servono norme per evitare che la nuova modalità di lavoro si traduca in un’ulteriore disparità di genere a danno del lavoro femminile. Cosi’ la professoressa Filomena Maggino, consigliere del presidente del consiglio dei ministri e presidente della cabina di regia Benessere Italia, in un’intervista all’Adnkronos.

“E’ indubbio che tale modalità va necessariamente normata, anche per prevenire non auspicabili differenze di genere. La normazione dello Smart Working dovrebbe riguardare sia questioni di sicurezza del lavoro (l’attuale normativa di sicurezza non consente, per esempio, una esposizione agli strumenti informatici che vada oltre i quaranta minuti), sia questioni di proprietà degli strumenti di lavoro ma anche di definizione dell’orario dell’impegno (per evitare che il lavoro si incunei in tutti i momenti della vita di una persona)”, spiega Maggino ricordando come sia la parità di genere che l’incoraggiamento alla sperimentazione sullo smart working compaiano tra gli obiettivi del Piano Colao.

“Tutto questo perché poco si riflette sul fatto che lo Smart Working è essenzialmente Home Working. In questo senso, l’Home Working può introdurre nella vita delle donne un ulteriore elemento di complessità o, forse meglio, di complicazione, portando la donna ad occuparsi nello stesso momento sia delle esigenze e delle necessità lavorative che delle esigenze familiari e delle attività casalinghe”, sottolinea raccontando un episodio esemplificativo delle complicazioni non sempre evidenti in questa forma di lavoro alternativo.

“Una persona che ha chiamato un call center all’interno di un’amministrazione pubblica durante l’emergenza sanitaria si è sentita rispondere da una donna che in maniera molto gentile e pronta ha cercato di venire incontro alle sue richieste. Ad un certo punto questa persona ha sentito in background la voce di un bambino che chiamava la mamma: ovvero quella persona che stava rispondendo gentilmente a chi aveva chiamato era di fatto a casa e contemporaneamente svolgeva il suo ruolo di mamma e aveva un bambino in casa che richiedeva la sua presenza”, prosegue Maggino.

“Un episodio che è stato raccontato in senso molto positivo in quanto umanizza molto il caso della persona che risponde, che però di fatto fa emergere il rischio, attraverso l’home working, di sovrapporre tra loro più ambiti di vita e quindi di complicarne la gestione”, annota ancora.

Questo perché, prosegue, “la parità di genere è un tema trasversale che va monitorato e promosso in tutti i settori. Questo vuol dire che non andrebbe considerato come tema a se stante”. E in questo senso conclude Maggino, “il gruppo “Individui, famiglie e società” ha lavorato molto proponendo azioni di diversa portata, da quelle miranti alla lotta degli stereotipi di genere all’empowerment delle donne nel mondo del lavoro, a quelle che sostengono la genitorialità ad altre miranti a sostenere le vittime di violenza. Già questo elenco ci fa comprendere la trasversalità del tema.”

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