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Falcone: questore Cortese, ‘Così presi assassino del giudice, fu Brusca a premere il telecomando’ (3)

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(Adnkronos) – “Era un periodo diverso – spiega Cortese – sì c’erano le lenzuola bianche appese ai balconi, ma ancora non c’era una partecipazione attiva, mentre c’erano tanti poliziotti perché ancora bruciava il dolore per quello che avevamo subito. Otto colleghi uccisi, in due mesi, oltre a Giuliano, Cassarà, Montana e altri ancora. E’ stato un percorso graduale di efficacia e di credibilità dello Stato, arresto dopo arresto, da Benedetto Spera a Gaspare Spatuzza, arresti inanellati in pochi mesi l’uno dall’altro”. Per il questore di Palermo “la parte repressiva è servita a recuperare fiducia nei confronti dello Stato che dimostrava in quegli anni di saperlo fare e se sei guarda all’epilogo con l’arresto di Provenzano, vedere che centinaia di cittadini si sono riversati sotto la Squadra Mobile e, per la prima volta applaudivano gli ‘sbirri’ anziché prenderli a parolacce, quello è stato lo spartiacque. Su quello che era Palermo e questa di oggi. Era una metodologia che va recuperata. Se lo Stato è credibile la gente vuole credere nello Stato”.

E sull’arresto di Bernardo Provenzano, avvenuto nell’aprile 2006, Cortese, che non era nella sala intercettazioni ma direttamente sul posto, ricorda tutto: “Era come se avessi già vissuto quella scena, noi sapevamo tutto di lui, era come se lo conoscessi da sempre. Ho pensato che lui era latitante da prima della mia nascita, nel 1963 e io sono nato l’anno successivo. Una grande emozione”.

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