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**Enologia: addio a Silvia Maestrelli, pioniera del vino sull’Etna**

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Roma, 29 gen. – (Adnkronos) – Lutto nel mondo del vino: è morta ieri, venerdì 28 gennaio, a Milano, dopo una lunga malattia, all’età di 54 anni Silvia Maestrelli, enologa di origine toscana e milanese di adozione da un quindicennio trapiantata sull’Etna, pioniera tra i produttori che hanno dato nuovo slancio alla produzione siciliana sulle pendici del vulcano. Era proprietaria della Tenuta di Fessina a Castiglione di Sicilia (Catania). La notizia della scomparsa è riferita dall’Adnkronos.

Maestrelli era nata a Firenze il 21 maggio 1967 da una famiglia di imprenditori, proprietari della Tenuta di Villa Petriolo a Cerreto Guidi (Fi), fondata dal padre Moreno Maestrelli (già titolare della Cartotecnica Maestrelli di Sovigliana).

Lo staff della sua azienda vitivinicola così ha dato la notizia della scomparsa su Facebook: “Con grande dolore comunichiamo che Silvia ci ha lasciato. Sei stata un faro ed un esempio per tutti noi, attraverso la tua sensibilità e la tua gentilezza ci hai insegnato cosa voglia dire sacrificio e passione, amore per un lavoro e cura per le cose care. Hai creato un progetto e nel contempo una casa, un azienda, ma anche una famiglia. Quello che lasci oggi non è solo un ricordo, ma un tesoro, un dono che porteremo con noi per sempre. La tua energia, la tua generosità e la tua forza ci accompagneranno nei momenti più difficili. Ci uniamo alla famiglia e alla figlia Lavinia nel cordoglio. Sappiamo che sei serena lassù, continueremo a portare avanti con orgoglio ed amore i tuoi insegnamenti. Grazie per tutto”.

Tenuta di Fessina nasce nel 2007 da un progetto di Silvia Maestrelli con suo marito Roberto, prima donna produttrice sul vulcano. La Tenuta sorge nel cuore enologico del versante nord est etneo, nella frazione di Rovittello, nel comune di Castiglione di Sicilia, ed è composta da sette ettari di vigneto ad alberello di Nerello Mascalese, quasi tutto a piede franco e con età media di circa ottanta anni. Il suolo è derivante da un residuo piroclastico alluvionale, che si caratterizza per finezza e complessità geologica, pomice, cipria e sabbia vulcanica si alternano, regalando vini di intensa profondità, eterei e femminei. Al centro del vigneto, sorge un vero scrigno: un palmento del Settecento in pietra lavica, con l’antica “chianca” – torchio per la pressatura delle vinacce – ancora intatta. I vigneti, lavorati manualmente e in biologico, esprimono e raccontano un percorso di cura e rispetto per un terroir storico.

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