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Energia, l’esperto: “Su idrogeno verde recuperare ritardi e prevedere incentivi”

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Roma, 30 mag. – (Adnkronos) – L’Italia non può perdere il treno dell’idrogeno verde ma al momento non siamo pronti. Bisogna recuperare il ritardo e prevedere forme di incentivazione per mettere in moto la macchina. Lo afferma Angelo Basile, R&D manager Hydrogenia, che all’Adnkronos spiega quale sarà il ruolo dell’idrogeno verde nella transizione ecologica, facendo il punto sulle opportunità e lo stato dell’arte. Hydrogenia, con sede a Genova e controllata da Greeninvest, è una nuova realtà italiana specializzata nello sviluppo e nella costruzione di impianti per la produzione di Idrogeno Verde Ultrapuro.

In un contesto che evolve verso un’economia a zero emissioni “il ruolo dell’idrogeno verde è fondamentale ed ineliminabile” afferma Basile che spiega: “Anche se l’efficienza complessiva ‘solare -> idrogeno’ è abbastanza bassa (> 13%), considerando che le energie alternative sono praticamente gratuite (a differenza della fonte elettrica disponibile in rete, per intenderci), non è un problema”. Oltre a questo, però, sottolinea Basile, “ci sono altri innegabili vantaggi, come ad esempio l’uso di energia pulita, la produzione di idrogeno e di ossigeno ultra-puri, ed assenza di produzione di CO2”.

Idrogeno verde: opportunità e campi di applicazione. “Le opportunità – spiega R&D manager Hydrogenia – sono innumerevoli perché la tecnologia si basa su due fonti che possiamo dire inesauribili, dal punto di vista umano: energie rinnovabili (solare, eolico), ed acqua. Tra i numerosi campi di applicazione, si pensi ad esempio all’uso dell’idrogeno come carburante peri treni, gli autobus, i camion, le navi, le automobili, etc. L’idrogeno si usa anche nelle acciaierie, nelle raffinerie e nella produzione di ammoniaca (utile, ad esempio, nei fertilizzanti), oltre che in altri comparti industriali”.

L’idrogeno verde, dunque, è il nuovo alleato della decarbonizzazione ed è per questo che batte la concorrenza di tutti gli altri colori: grigio, blu (entrambi prodotti da fonti energetiche fossili) e viola (estratto dall’acqua mediante energia elettrica prodotta da una centrale nucleare). Secondo Basile “non bisogna perdere altro tempo” anche perché “tutti i Paesi più industrializzati, e non solo, sono già in uno stato avanzato, rispetto a noi”.

Infrastrutture e mezzi per utilizzare l’idrogeno: “da qualche parte bisogna pur iniziare, come del resto hanno fatto Cina, Germania, Giappone, India, Usa, Messico e Korea del Sud. Ad esempio, in Cina, India e Messico sono in funzione le dieci più grandi centrali al mondo di produzione di idrogeno dal fotovoltaico, esattamente 6 in India (potenza installata 1545 MW), 3 in Cina (potenza installata 1547 MW) ed una in Messico (potenza installata 828 MW). Non solo. In India, ad esempio, al Bhadla Solar Park, è in costruzione l’impianto fotovoltaico più grande del pianeta: 2255 MW”.

Gli ostacoli da superare, però, “sono non pochi” avverte Basile secondo cui “bisogna iniziare a costruire le infrastrutture per il trasporto e la distribuzione dell’idrogeno. In Germania, Svezia, Usa, Svizzera, Corea del sud, etc., si stanno tutti attivando in questa direzione. Basta quindi guardare che cosa stanno facendo adesso i paesi industrializzati: da dire che se non siamo i primi, non dobbiamo neppure sentirci obbligati ad essere gli ultimi”.

In Germania, ad esempio, “attraverso la ‘H2 Mobility Deutschland’ (una compagnia che riceve fondi dal Ministero dei Trasporti ed anche dalla Comunità Europea) dal 2020 si sono attivati per costruire 100 stazioni di rifornimento ad idrogeno. La Svezia costruisce stazioni di rifornimento ad idrogeno con annessi impianti dedicati di taglia 250 kW”.

Per accelerare il processo Basile suggerisce, come avvenne anni fa con il fotovoltaico, “forme di incentivazione alle società che si accingono ad investire molti soldi per mettere in moto dei sistemi in grado di produrre idrogeno dal fotovoltaico. Dopotutto abbiamo in Italia università e centri di ricerca (Enea, Cnr) di elevata eccellenza e la expertise non manca. Il rischio è che gli altri svilupperanno i processi e noi italiani saremo costretti a comprare da loro ciò che sappiamo fare benissimo anche in casa nostra”.

E intanto il governo nel piano nazionale di ripresa e resilienza ha stanziato 3,19 miliardi a sostegno della transizione all’idrogeno. Come sfruttare questa opportunità? “Semplicissimo: aiutare con incentivi le società che documentano di avere la expertise necessaria a produrre idrogeno green a partire da energie alternative quali fotovoltaico/eolico/hydro ed iniziare a preoccuparsi della costruzione delle infrastrutture per il trasporto e la distribuzione dell’idrogeno” conclude Basile.

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