Energia: Banzato, ‘governo intervenga su export materie prime e su estrazione gas’
Milano, 11 mar. (Adnkronos) – Porre un freno all’uscita di materie prime dal nostro paese per evitare che il settore dell’acciaio, già colpito dal caro energia, rischi di collassare. A lanciare l’allarme è il presidente di Federacciai, Alessandro Banzato, che chiede al governo di intervenire al più presto con provvedimenti mirati, anche sul fronte energetico, come l’aumento di estrazione di gas nazionale.
”Su 24 milioni di tonnellate di acciaio prodotto in Italia -dice all’Adnkronos- una ventina sono realizzati con il rottame, per noi una materia prima fondamentale. Ce ne mancano circa 3-4 milioni, ma se adesso ci si mette l’export, non verso i paesi dell’Ue dove il mercato è aperto, ma verso paesi fuori Unione, che hanno regole diverse, per noi si crea un problema gravissimo”. Senza considerare che con l’attuale situazione i mercati sono nel caos. ”Noi compravamo tantissimo dai Balcani e dalla Russia, Ora ovviamente in quadro è completamente diverso”. Per questo gli industriali chiedono ”di porre un freno all’export di questo materiale. Certo è da studiare su come debba essere messo in atto, anche per non andare contro le regole del commercio internazionale, ma ricordiamoci che Francia e Germania avevano bloccato l’export delle mascherine durante la prima ondata di Pandemia. Una soluzione quindi si può trovare”.
Perchè il costo del rottame, spiega l’imprenditore, è da sommare a quello deli’energia. ”un combinato dispoto micidiale -dice-. L’anno scorso per un megawattora si pagavano 60 euro, in questi giorni si raggiungono punte di 600 euro”. Competere in queste condizioni diventa veramente difficile. ”Siamo la seconda manifattura europea, importantissima sia per quantità che qualità elevatissima -dice- ma Francia e Germania hanno già varato provvedimenti più forti di quelli che sono stati fatti in Italia. La Francia aveva stanziato fondi per fornire energia a un prezzo cappato a 46 euro a megawattora per coprire il 60% delle loro necessità prima della guerra”. Per giocarsela al meglio al sistema delle acciaierie ”basterebbe che si riuscisse almeno a calmierare il prezzo attorno ai 100 euro a megawattora, anche se ovviamente per competere al meglio si dovrebbe stare attorno ai 50 euro. Certo la situazione complessiva è difficile, ma si deve intervenire”. Secondo Banzato il rischio a lungo termine ”è che si perdano anche dei posti di lavoro. Al momento la filiera gode del paradosso di avere il portafoglio ordini pieno, con un mercato effervescente, dove si iniziano a vedere i primi effetti del pnrr, ma una situazione di questo genere non si riesce a reggere a lungo”.
Sul tavolo del governo ci sono le proposte per cercare di far respirare le imprese. Presentate anche a livello di Confindustria. ”Una di queste -dice- è quella di ricominciare a estrarre e a produrre gas. Fino a 10-15 anni fa la produzione era di circa 15 miliardi di metri cubi, oggi siamo a 4. Bisognerebbe arrivare almeno a 10. E’ possibile. Sfruttando ad esempio l’Adriatico dove già sono all’opera i croati”. Perchè se nella parte finale dell’anno scorso le imprese legate all’acciao ”hanno fatto da cassa di assorbimento a questi aumenti che erano già iniziati, ora questi incrementi si stanno scaricando a valle in maniera importante e questo, ribadisco non è sostenibile nel lungo periodo”.

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