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Endocrinologo Giustina: “Pazienti Covid hanno grave carenza vitamina D”

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Roma, 22 set. (Adnkronos Salute) – “Negli ultimi 2 anni siamo stati sconvolti da una pandemia che era principalmente un’infezione respiratoria. Dopo un mese dal primo caso in Italia di infezione da Sars-CoV-2, una mia lettera sul ‘British Medical Journal’ ipotizzava che il grande coinvolgimento del nostro Paese potesse essere legato anche alla carenza di vitamina D. Da allora sono passati 2 anni e sono orgoglioso di dire che quell’intuizione ha avuto nel tempo sempre più peso nella comunità internazionale. Oggi è un dato assodato che i pazienti ricoverati con il Covid hanno un’enorme prevalenza di bassa vitamina D”. Così Andrea Giustina, primario di endocrinologia all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e coordinatore scientifico della Consensus dell’Università Vita-Salute San Raffaele, in occasione della VI Consensus internazionale sulla vitamina D, in programma a Firenze in questi giorni, di cui è coordinatore. L’evento vede riuniti oltre 30 tra i maggiori esperti mondiali di vitamina D.

“Avere una bassa vitamina D potrebbe predisporre anche all’infezione da Sars-CoV-2, ma soprattutto a un’infezione grave, quindi a Covid-19 – sostiene Giustina – I dati in questo senso sono ancora in una fase di stabilizzazione, dobbiamo capire se questa bassa vitamina D è una causa o una concausa del Covid. Su questo punto la comunità scientifica sta lavorando, ma sono fiducioso che i dati che stiamo raccogliendo anche al San Raffaele siano importanti per poter dare una risposta così come sull’altro tema: dare la vitamina D prima di avere l’infezione o come terapia all’interno di uno schema terapeutico della malattia grave? La mia posizione è chiara: meglio intervenire prima che arrivi il problema, ma non escludo che la bassa vitamina D sia una concausa, un fattore predisponente a sviluppare il Covid nella forma grave, così come non escludo che anche l’utilizzo di vitamina D in un paziente più acuto possa trovare un ruolo. Gli studi finora pubblicati non sono del tutto univoci, ma dobbiamo capire come quando e perché dare la vitamina D. Credo che nel prossimo futuro avremo risposte anche in questo senso”.

Secondo l’esperto, anche i pazienti in sovrappeso sono a rischio di avere una bassa vitamina D. “I pazienti sovrappeso che vengono sottoposti a intervento chirurgico per ridurre l’obesità, tecnica oggi sempre più frequente e sempre più efficace soprattutto nei centri di eccellenza – sottolinea Giustina – sono a rischio di avere un peggioramento di questo stato di carenza di vitamina D”. Quindi “è fondamentale che i chirurghi e gli specialisti che si occupano di obesità diano le giuste indicazioni per proteggere i pazienti prima e dopo l’intervento chirurgico che ha grandi effetti positivi sul peso e sul metabolismo, ma che determina spesso dei malassorbimenti con i quali dobbiamo fare i conti per la qualità di vita dei pazienti anche molti anni dopo l’intervento”.