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Diffamazione: Saviano, ‘dinanzi a morti e annegamenti non potevo stare zitto’

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Roma, 15 nov. (Adnkronos) – “Mi ritrovo oggi qui e ritengo singolare che uno scrittore sia processato per le parole che spende, per quanto dure esse siano, mentre individui inermi continuano a subire atroci violenze e continue menzogne”. Lo ha detto Roberto Saviano al termine dell’udienza del processo a Roma che lo vede imputato di diffamazione nei confronti del presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una dichiarazione che lo scrittore avrebbe voluto leggere in aula e che invece ha letto fuori dal tribunale ai cronisti. Saviano durante una puntata di ‘Piazzapulita’ su La7 a dicembre 2020 sul tema dei migranti si era riferito alla leader di Fratelli d’Italia chiamandola ‘bastarda’.

“L’opportunità, in questo processo, non è per me, ma perché ho fiducia che si possa finalmente esorcizzare la più subdola delle paure e cioè che avere un’opinione contraria alla maggioranza significhi avere un’opinione non legittima, e che quindi avere un problema con la maggioranza di questo Governo significhi avere un problema con la giustizia – ha proseguito Saviano – lo sono uno scrittore: il mio strumento è la parola. L’accusa è quella di aver ecceduto il contenimento, il perimetro lecito, la linea sottilissima che demarca l’invettiva possibile da quella che qui viene chiamata diffamazione. Sono uno scrittore e quindi, avendo ottenuto la libertà di parola prima di qualsiasi altra, sono deciso a presidiarla. E lo farò non sottraendomi, non proteggendomi dietro una dialettica comoda, sicura, approvata e già per questo innocua” ha detto lo scrittore.

“Dinanzi ai morti, agli annegamenti, all’indifferenza, alla speculazione, soltanto poco più del 10% dei migranti vengono salvati dalle Ong, e tanto basta per aver generato un odio smisurato verso di loro e verso i naufraghi stessi, dinanzi a quella madre che ha perso il bambino, io non potevo stare zitto. Non potevo accettarlo – ha sottolineato Saviano – E sento di aver speso parole perfino troppo prudenti, di aver gridato indignazione perfino con parsimonia”. In un passaggio della dichiarazione, Saviano ha evidenziato come “si attaccano le Ong perché non si vogliono testimoni che raccontino questo scempio. Dinanzi a tutto questo, non c’è la volontà genuina di ragionare sulle quote di migranti da accogliere, sulla gestione dell’accoglienza, sugli investimenti. Quello che mi sento di promettere a chi difende le mie parole e a chi le accusa chiedendo che io sia punito per averle pronunciate – ha concluso Saviano – è che non smetterò mai di stigmatizzare, di analizzare, di usare tutti i mezzi che la parola e la democrazia mi concedono per smentire questo scempio quotidiano”. L’udienza è stata rinviata al prossimo 12 dicembre.