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Dario Fo e l’attivismo politico nel ’74, il fotografo Bordoni: “Nei miei scatti la sua magia” – Le immagini

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(Adnkronos) – Era il 1974 e un Dario Fo, allora 48enne, parlava in un'aula dell’Università di Architettura di Roma. Erano i tempi delle contestazioni giovanili, delle occupazioni e del forte attivismo politico del futuro premio Nobel. In delle foto in bianco e nero che l’Adnkronos ha potuto visionare in esclusiva, si vedono striscioni e simboli della falce e martello, e Dario Fo che arringa una platea di giovani rapiti dalla sua dialettica (FOTOGALLERY). Ad immortalare quel momento fu Enrico Bordoni, all’epoca foto reporter di Paese Sera, che oggi riapre il cassetto dei ricordi. Prima ancora del racconto, sono le fotografie stesse a parlare. Documenti storici che catturano il fermento politico dell'Italia degli anni '70. Scattate all'interno di un'aula universitaria occupata, le immagini sono dense di simboli: uno striscione che recita "Liberiamo i compagni arrestati", un richiamo tipico dei movimenti extraparlamentari dell'epoca, da Potere Operaio a Lotta Continua, la scritta "Comunismo" e il simbolo della falce e martello non lasciano dubbi sull'orientamento politico dell'assemblea. Le foto, insomma, raccontano un'Italia divisa e in rivolta, dove i luoghi della cultura si trasformavano in centri della lotta politica. 
"Sì, quelle foto l'ho fatta io”, confida Bordoni all’Adnkronos. "Lavoravo per Paese Sera e quello era l'anno delle occupazioni. Fui mandato alla facoltà di Architettura a Valle Giulia, che era occupata". Gli scatti non sono solo il ritratto di un grande artista, ma la fotografia di un'intera epoca. "Era un periodo molto movimentato," spiega il fotografo. "C'erano proteste quasi tutti i giorni, in varie facoltà. Era il periodo delle contestazioni per il Vietnam, il periodo dopo l'Autunno Caldo". Dettagli che emergono chiari anche dalle immagini, con i suoi manifesti di lotta. Ma il 1974 fu anche un anno tragico: "Ci fu la strage del treno Italicus – ricorda Bordoni – e proprio in quegli anni cominciavano già a farsi sentire le Brigate Rosse, si cominciava a sparare, purtroppo". Al centro di quel fermento, c'era Dario Fo. Ma cosa diceva in quel discorso? "Lui era un tipo particolare", racconta Bordoni. "Faceva un discorso che alla fine era anche politico, ma partiva da lontano. Parlava un po' di tutto per poi arrivare alla politica. Essendo di sinistra, quello era il suo orientamento". Ciò che più colpì il fotografo, però, non fu tanto il contenuto politico, quanto la straordinaria capacità di Fo di tenere il palco. "La cosa bella è che, una volta fatte le foto, mi sono fermato ad ascoltarlo. Era uno che sapeva catturare l'attenzione. Se ci fa caso nelle foto, si vede che il pubblico dei ragazzi prestava molta attenzione. Riusciva a captare l'interesse, al di là del concetto che esprimeva. Era molto teatrale". Un magnetismo tale che lo stesso Bordoni, pur dovendo tornare in redazione, rimase ad ascoltare. "Anche io, che allora ero giovane, mi sono messo insieme a loro ad ascoltare tutto quello che diceva". 
Secondo Bordoni, qualche eco di quegli anni risuona ancora oggi. "In certi casi trovo delle similitudini. Per esempio, allora c'erano gli anarchici e anche adesso stanno tornando, così come certe proteste studentesche. È un periodo per certi versi simile, e c'è da stare molto attenti". Tuttavia, manca una figura come quella di Fo. "È vero che anche adesso molti personaggi pubblici si espongono, ma non come lui. Dario Fo era unico. Aveva questa capacità incredibile di parlare per ore, toccando vari argomenti. Non sempre c'era un filo logico, ma alla fine concludeva. Era affascinante". 
Quelle foto furono l'unica occasione in cui Bordoni incrociò Fo per lavoro. "Lui non veniva spesso a Roma. Fu un caso eccezionale". Dopo gli scatti, non ci fu tempo per le presentazioni. "Dovevo rientrare al giornale. A quei tempi facevamo tre edizioni, mattino, pomeriggio e notte, e servivano le foto. Si sviluppava il rullino, si stampavano le foto, si asciugavano e si portavano al caporedattore. Erano altri tempi”. "Un po' di nostalgia c'è", ammette infine Bordoni. Ma non è solo il rimpianto per la gioventù. È la nostalgia per un mondo che concedeva il lusso del tempo: il tempo per sviluppare una fotografia a mano, per ascoltare un discorso per ore, per far sedimentare un pensiero. Oggi, a decenni di distanza, quelle foto continuano a parlare. Parlano di Fo, dei ragazzi che lo ascoltavano, degli striscioni e delle speranze di un'intera generazione. (di Loredana Errico) 
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