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Covid: Orlando, ‘Capisco la rabbia della piazza diamo più ristori ai settori in crisi

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Roma, 8 apr. (Adnkronos) – “Più tempestività e più risorse a chi a patito di più. Selezionando con attenzione i soggetti, sia per i nuovi sussidi come per una eventuale ulteriore proroga degli ammortizzatori” è la risposta che deve dare il governo alla crisi secondo Andrea Orlando. Oggi si sta sommando “la sofferenza alla sofferenza di questi mesi. Gli sforzi dei mesi scorsi -dice il ministro del Lavoro a La Stampa- sembravano coronati dalla fine di un incubo, poi purtroppo abbiamo visto che l’incubo si è ripresentato e dai canti sui balconi si è passati alla depressione e ad un malessere che ora va interpretato politicamente. Quindi nessuna tolleranza per chi viola ma anche nessuna minimizzazione di questo disagio”.

“A mio giudizio, ci sono tre campi d’azione sui quali ci si deve muovere: al netto della lotta alla pandemia, che è la questione principale, c’è un tema che riguarda il sostegno ai settori che hanno subito dei cambiamenti più profondi e che hanno sofferto di più nel corso di questi mesi, mirando meglio le misure di sostegno e trasformarle in politiche industriali; la seconda è come fare incrociare domanda e offerta in modo più efficiente di quanto non sia avvenuto finora; e la terza è quella di avere una estensione degli ammortizzatori che consenta di adattarsi anche i cambiamenti che si provocheranno in seguito alla crisi non generino una perdita di forza lavoro ed una distruzione di capacità produttiva”. I sindacati chiedono di prorogare cig e blocco dei licenziamenti. “Piuttosto che ragionare su misure di carattere generale è meglio concentrarci su interventi di carattere specifico che possano aiutare alcuni settori”.

Nel nuovo protocollo sulla sicurezza si continua a caldeggiare ‘il massimo utilizzo del lavoro agile o da remoto’, però il 30 aprile termina la gestione emergenziale… “Credo che su questo tema sia matura la ripresa di un dialogo tra le parti sociali. Abbiamo una normativa che era stata sviluppata in una fase in cui l’utilizzo dello smart working era tutto sommato contenuto: adesso c’è stata un’onda di piena e una volta che sarà diminuita si tratta di capire a che livello si assesterà il fenomeno e sulla base di questo è utile un confronto tra le parti ed eventualmente, poi, un intervento di carattere legislativo”.

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