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Covid: Guzzetta, ‘a cena fino alle 22 o a casa a quell’ora? Serve chiarimento Draghi’

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Roma, 26 apr. (Adnkronos) – A cena fuori fino alle 22 o a casa alle 22? “La formulazione del decreto legge riaperture del 22 aprile 2021 è molto ambigua. Lede l’esigenza di certezza del diritto, pertanto serve un chiarimento autorevole dal premier Draghi o dalla Presidenza del Consiglio”. Ad intervenire con l’Adnkronos sul confronto in corso nel governo è il costituzionalista Giovanni Guzzetta che afferma: “l’interpretazione più corretta è quella della Gelmini: si può stare al ristorante fino alle 22. Altrimenti il Dpcm del 2 marzo a cui si richiama il Decreto riaperture sarebbe più ri-aperturista del decreto stesso, che stabiliva che si potesse fare asporto fino alle 22 e dunque non si dovesse stare a casa a quell’ora”.

“Bisogna apprezzare che con il governo Draghi siano stati realizzati una serie di gesti di discontinuità a partire dall’abbandono dei dpcm a favore dei decreti legge – rileva Guzzetta – Ma purtroppo ci sono ancora delle falle nel sistema. Come in questa vicenda in cui fortunatamente il Decreto deve essere ancora convertito dal Parlamento, che è quindi ancora nelle condizioni di intervenire ammesso che il Governo non faccia subito un decreto correttivo”. Tra i nodi al pettine: “E’ interessante che il Dpcm di marzo a cui si rinvia il decreto legge (salvo per le norme cui deroga), fissando il limite circolazione dalle 22 alle 5, già prevedesse che per i servizi da asporto fosse consentita l’erogazione fino alle 22. Dunque, già da marzo scorso se si può asportare fino alle 22 evidentemente si consente di tornare a casa dopo le 22”, rileva il Costituzionalista.

Il nuovo decreto-legge stabilisce infatti che dal 26 aprile nella zona gialla sarà consentita l’attività dei servizi di ristorazione con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto, anche a cena ‘nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti di cui ai provvedimenti adottati in attuazione dell’articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020’. “Una disposizione ambigua perché non è chiaro se il servizio possa essere derogato fino alle 22 o se debba essere fornito in modo che i cittadini possano essere a casa alle 22. Un’interpretazione sistematica e costituzionalmente conforme dovrebbe però far propendere per l’interpretazione che si possa cenare fino alle 22. E ciò per tre ragioni. La prima – spiega Guzzetta – di ordine costituzionale: trattandosi di norme limitative di diritti, tra una interpretazione più estensiva ed una più restrittiva va preferita quella più estensiva”.

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