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Covid: Codogno un anno dopo – resiste manifattura lodigiana, timori per commercio e ristorazione

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Milano, 19 feb. (Adnkronos) – Le imprese del territorio di Lodi resistono alla crisi economica innescata dal coronavirus. L’export, a un anno dall’istituzione della zona rossa a Codogno e altri Comuni limitrofi, scende meno che nel resto della Lombardia e gli imprenditori in larga parte confermano i propri piani di investimento. Ma la situazione è cristallizzata: la crisi non si è ancora veramente abbattuta sulle imprese, fra sussidi, prestiti agevolati e blocco dei licenziamenti. Le cose potrebbero però rapidamente cambiare nei prossimi mesi, con conseguenze che minacciano di durare anni. E se le medio e grandi imprese manifatturiere, dell’industria e della farmaceutica, e le tante filiali delle multinazionali hanno retto alla crisi e guardano al futuro con un certo ottimismo, per le piccole imprese del commercio e della ristorazione lo scenario è molto più cupo.

I numeri ancora non fotografano una realtà che per molti è già disperata. Le imprese della provincia di Lodi, secondo i dati di Movimprese di Infocamere, sono 14.385, con un calo dello 0,9% rispetto alla fine del 2019, quando erano 14.509. E occupano 58mila addetti, generando 5,5 miliardi di euro di valore aggiunto. Le imprese del commercio all’ingrosso e al dettaglio sono 3.368, in calo dell’1,7% in un anno, mentre le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione sono diminuite dello 0,8%, a quota 978.

Nonostante i numeri non indichino un’ondata di cessazione di attività, fra gli imprenditori del commercio e della ristorazione prevale il pessimismo. Tanto che, secondo un’indagine di Confcommercio Milano Lodi e Monza e Brianza, il 25% delle piccole imprese del Lodigiano temeva di chiudere entro il 2020. Con i rischi maggiori per il commercio di autoveicoli, ambulanti, servizi alle imprese e ristorazione. E se l’ondata di chiusure non si è ancora verificata, potrebbe accadere nei prossimi mesi.

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