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Covid: Codogno un anno dopo – forno crematorio Piacenza, ‘situazione era al collasso’

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Milano, 19 feb. (Adnkronos) – Centinaia di bare stipate l’una dietro l’altra in attesa di essere cremate. Un anno fa, in piena emergenza Coronavirus, le immagini che arrivavano dal forno crematorio di Piacenza facevano tremare i polsi: troppi i feretri stipati, troppo poco lo spazio per contenerli. Mentre il numero dei decessi continuava a salire vertiginosamente e la richiesta da parte delle cittadine del Lodigiano di dare una mano era incessante. Oggi, a un anno dal primo caso scoperto a Codogno, la situazione è completamente differente.

“E’ stato un anno molto difficile ma abbiamo retto bene – spiega all’Adnkronos Michele Marinello dal Gruppo Altair, che gestisce l’impianto di Piacenza -. Il mese di dicembre ha portato nuovamente numeri molto alti ma in un clima di consapevolezza e organizzazione. Eravamo ormai rodati dopo l’esperienza di marzo-aprile, la situazione è gestibile e non ha creato particolari problematiche”. La differenza sostanziale tra la prima ondata “quando la difficoltà era concentrata a Bergamo, Brescia e Piacenza e come effetto domino su altri territori – sottolinea Marinello – è che la seconda ondata di novembre e dicembre è stata molto più uniforme. L’aumento delle cremazioni c’è stato su tutto il territorio nazionale e quindi l’abbiamo potuta gestita meglio”.

Un anno fa “c’era un pathos totalmente diverso – spiega Marinello – c’era una grande preoccupazione, le strutture rischiavano il collasso. Non si capiva oggettivamente cosa stesse accadendo, quanto sarebbe durato. C’era ansia temendo che il sistema non riuscisse a reggere ed era decisamente opprimente. Oggi sulla scorta di quella esperienza, e vedendo che è stata meno esplosiva come situazione, con un numero di decessi molto alto in un periodo molto breve, la situazione è molto differente”. Gli impianti anche negli ultimi mesi, osserva Marinello, “hanno lavorato tantissimo, ma in modo diverso, e siamo riusciti a far fronte all’emergenza in un modo più efficace”. Oggi, conclude, “il problema è rappresentato da Roma. Non è dovuto a picchi di mortalità ma a una macchina amministrativa e a un crematorio che faticano a dare autorizzazioni in tempi rapidi. Per il resto, però, la situazione è sotto controllo”.

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