Coronavirus e economia, all’Ue servono manager competenti

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Roma, 14 lug. (Adnkronos) – (di Andreana d’Aquino)- La ripresa economica dell’Europa – e quindi anche dell’Italia – è strettamente collegata “alle competenze dei suoi manager”. Ed è alle loro capacità che è affidato il compito di ridisegnare l’Ue e il nostro Paese in vista del progetto Next Generation dell’Ue che pesa, al suo esordio, 750 miliardi di euro. L’obiettivo dell’Unione è infatti mobilitare, a regime, almeno 1,85 trilioni di euro intervenendo principalmente su 14 ecosistemi produttivi, insomma gli skills manageriali diventano strategici. Eppure, dal 2005 al 2019, mentre in Europa l’occupazione totale è aumentata del 9%, la popolazione manageriale si è ridotta del 20%, passando dall’8% al 6% attuale della popolazione occupata, pari a 13,5 milioni.

E, stando ai dati della ricerca sulla managerialità in Europa dell’Osservatorio 4.Manager, quello dei manager è un patrimonio di competenze penalizzato anche sotto il profilo del gender gap. Lo scenario presentato al webinar di 4.Manager – in collaborazione con la Delegazione di Confindustria presso l’Unione europea e Federmanager -mostra infatti che fra i manger le donne sono appena il 35% del totale in Europa e in Italia appena 27,5%. Inoltre, sotto il profilo retributivo, la ricerca evidenzia che in Europa le donne manager guadagnano in media il 30% in meno rispetto ai loro colleghi maschi, retribuzione che in Italia diventa il 36% in meno.

“La ripresa economica dell’Europa dipenderà anche dalla capacità e dalla volontà di investire sulle competenze. Con questo progetto abbiamo voluto dare un segnale concreto dell’importanza di coinvolgere in questo percorso anche i manager” ha scandito Matteo Borsani, Direttore della delegazione di Confindustria presso l’Ue. E’ ancora all’orizzonte ma il progetto Next Generation dell’Ue – è stato sottolineato nel corso del webinar di 4Manager, Delegazione di Confindustria presso l’Ue e Federmanager – “rappresenta una strategia così ambiziosa, la cui efficacia dipenderà molto dalla capacità delle singole nazioni di riformare i propri apparati burocratici e fiscali, di risolvere i limiti strutturali e di rilanciare gli investimenti verso le infrastrutture, l’economia reale e, soprattutto, le competenze manageriali”.

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