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Cooperazione: Sereni, ‘senza pace non c’è sviluppo, servono più risorse’

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Roma, 23 giu. (Adnkronos) – “Nell’ultimo decennio il numero dei conflitti è triplicato. Dobbiamo partire dalla pace e capire il nesso che lega questo concetto alla cooperazione e allo sviluppo. C’è un estendersi di soggetti armati che creano conflitti che aggravano condizioni umanitarie già molto serie. A tutto questo si aggiunge l’aggressione russa all’Ucraina, una guerra nel cuore dell’Europa”. Lo ha detto la vice ministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Marina Sereni, intervenendo alla 2° Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo Coopera 2022 in corso a Roma e sollecitando un aumento delle risorse.

“I conflitti – ha aggiunto – influiscono sull’approvvigionamento globale, con ripercussioni sulla sicurezza alimentare. Il tutto in una drammatica accelerazione dei cambiamenti climatici che sta procurando effetti senza procedenti. La cooperazione deve rispondere alle singole crisi, che richiedono risposte adattate al contesto, fronteggiando l’emergenza nelle aree colpite fin nelle prime ore, nelle quali dobbiamo portare degli aiuti salva-vita, per rispondere ai bisogni delle popolazioni”.

“C’è poi una seconda tipologia di crisi che riguarda lo sviluppo – prosegue la Sereni – Dobbiamo avere un’ottica di medio periodo, organizzando aiuti per le popolazioni anche per la loro resilienza, attraverso azioni che coinvolgano le autorità locali. Inoltre si debbono affrontare le crisi protratte, nelle quali le emergenze sono in atto da anni. Bisogna dare una risposta che faciliti la soluzione politica per arrivare alla pace. Le grandi organizzazioni aiutano a risolvere le crisi ma è necessario lavorare dal basso”.

Secondo Sereni, “in questo caso il ruolo della società civile è essenziale, perché può costruire processi dal basso. Infine dobbiamo pensare che nel quadro delle emergenze è necessario integrare il lavoro dell’Onu con quelle delle società civili. L’Europa può promuovere la collaborazione internazionale massimizzando l’impegno dei singoli Stati membri. Sono necessarie più risorse, perché lo sviluppo è il nome della pace e senza sviluppo non risolveremo i conflitti. Dobbiamo aumentare le risorse e la platea dei donatori, mobilitare risorse private cercando di avvicinarci prima possibile alla destinazione dello 0,70 del reddito nazionale alla cooperazione, rafforzando il pilastro dello sviluppo. Quella del binomio sviluppo – pace dev’essere la linea guida, perché lo sviluppo e la pace sono connessi”.

Infine, la vice ministra ha parlato del ruolo delle donne nel contesto della cooperazione: “Penso che abbiamo una grande risorsa – ha affermato – e sono le donne. Il riconoscimento dei loro diritti è la cartina di tornasole dei diritti che sono presenti in uno Stato. Quando le donne sono protagoniste e coinvolte, la pace così come lo sviluppo, hanno conseguenze positive importanti. Le donne sono protagoniste della rinascita quando hanno un loro spazio e sono una grande risorsa. L’empowerment femminile è una risorsa fondamentale”.

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