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**Consulta: Amato, ‘tentazione di affermare diritto nazionale su europeo non è solo di Ungheria’**

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Roma, 13 set. (Adnkronos) – “Noi ci siamo fatti guidare sinora da due bussole fondamentali”: “quella della collaborazione istituzionale” e “quella dell’equilibrio nella ricerca delle soluzioni”. “Mi auguro e vi auguro di continuare lungo questi binari, nonostante le tentazioni che i tempi sollecitano e che già qualcuno sta raccogliendo”, ha detto il presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato intervenendo a Palazzo della Consulta in occasione del tradizionale saluto in prossimità della scadenza del suo mandato, il prossimo 18 settembre.

Amato rileva: “In campo europeo, la tentazione di affermare il primato del diritto nazionale su quello comune europeo non è solo di Polonia, Romania e Ungheria. In campo nazionale, le difficoltà decisionali del Parlamento proprio su temi nei quali premono con forza esigenze non adeguatamente riconosciute di tutela, cominciano a dar fiato a tesi che ritenevo ormai sepolte sulla giurisprudenza come fonte del diritto al pari della legislazione e sulla legittimazione che ciò avrebbe nella previsione costituzionale secondo cui la giustizia è amministrata in nome del popolo”. Secondo il presidente della Consulta, “se c’è una strada che porta dalle situazioni innegabilmente difficili al caos istituzionale, questa è quella strada. No, la soluzione non è che ciascuno dei poteri profitti delle difficoltà altrui per fare ciò che gli pare giusto e che tuttavia tocca all’altro. L’esercizio responsabile e certo non timido del proprio potere è un dovere istituzionale. Ma con il rispetto del suo limite, che è parte non rinunciabile della rule of law, chiunque sia a non rispettarlo, l’esecutivo come il giudiziario”.

“La Corte si è venuta attrezzando per affrontare sempre meglio le situazioni difficili e per valutare e rendere chiari nei modi più efficaci gli argomenti con cui, per parte sua, arriva a decidere: ha mutato le regole delle sue udienze, adottando il modello di quelle europee, che prevede una riduzione delle relazioni e degli interventi già scritti, a beneficio della dialettica fra giudici e avvocati” ed “ha poi adottato una comunicazione più puntuale, più ricca e più estesa. Anche sotto questo profilo, tout se tient. Del nostro rispetto della rule of law, delle responsabilità, che dobbiamo esercitare, e dei limiti, che dobbiamo rispettare, tutti rispondiamo ai nostri cittadini”, conclude.