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Colloqui Ucraina-Russia, il dietro le quinte del ‘no’ di Putin: “Zelensky non è suo pari”

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(Adnkronos) – Vladimir Putin non ha mai avuto intenzione di accettare l'offerta di Volodymyr Zelensky di vedersi per un faccia a faccia a Istanbul, perché non considera il presidente ucraino un suo pari e lo potrebbe incontrare solo nel caso di una sua pubblica resa. E' quanto scrive oggi il Moscow Times ricostruendo, attraverso fonti del governo russo e vicine al Cremlino, il dietro le quinte della decisione di Putin di mandare ai primi contatti diretti tra Mosca e Kiev solo una delegazione non di alto livello.  E il fatto che il Cremlino abbia mantenuto la massima segretezza sui piani di Putin, annunciando solo ieri notte la delegazione, indica però come il presidente russo non poteva rifiutare immediatamente l'offerta, di fronte agli appelli di Donald Trump e la sua esplicita, ripetuta, disponibilità a volare in Turchia per partecipare all'eventuale vertice. "La nostra dichiarazione sulla ripresa dei colloqui a Istanbul non ha mai fatto menzione della partecipazione del presidente", afferma una fonte qualificata del Cremlino, ricordando come sia stata Mosca a proporre la ripresa dei colloqui lo scorso fine settimana, aggirando così la richiesta di un cessate il fuoco da lunedì scorso annunciata dai leader europei andati a Kiev lo scorso sabato, con la benedizione di Trump in collegamento telefonico.  "Nelle ultime settimane ci sono state intense comunicazioni con Washington e negli ultimi giorni hanno raggiunto un picco, i miei colleghi stanno cercando di trovare un compromesso che non offenda Trump – continua la fonte – se Trump avesse invitato personalmente Putin allora questo avrebbe cambiato ogni cosa, ma Zelensky non è un pari di Putin e lui non vuole parlargli in un faccia a faccia. Dopo l'ultimatum di Zelensky – conclude – accettare di incontrarlo sarebbe stato cedere e perdere la faccia".   Al Cremlino quindi si sono valutati diversi scenari, rivela ancora il giornale russo in lingua inglese che ha trasferito al redazione all'estero nel 2022 ed il cui sito dall'aprile di quello anno è stato bloccato in Russia con il giornale dichiarato "agente straniero", tra i quali quello in cui Putin sarebbe andato in Turchia, senza però incontrare Zelensky.  Dal momento che Putin non riconosce nessuna legittimità al presidente ucraino e "lo vede solo come un proxy di Washington", il presidente russo avrebbe potuto invece puntare ad un summit con Trump a Istanbul. Possibilità che potrebbe essere non del tutto sfumata, stando quanto ha detto oggi il presidente americano in Qatar, non escludendo che "se succede qualcosa, potrei andare venerdì, se sarà appropriato".  Secondo Alexei Chesnakov, ex consigliere del Cremlino, la strategia adottata da Putin gli permette di dimostrare controllo e insieme flessibilità tattica, dal momento che in caso della sua comparsa a Istanbul, Trump sarebbe stato disposto a stravolgere la sua agenda in Medio Oriente per incontrarlo. "In questo modo, Zelensky perde l'iniziativa, apparendo come isterico e non affidabile in paragone al composto Putin", conclude.   Rimane il punto di quale fosse l'obiettivo di Putin nel proporre la ripresa dei colloqui a Istanbul, dove erano stati sospesi nel 2022: "il Cremlino sta cercando di ottenere che Trump negozi un accordo favorevole a Mosca oppure concluda che la pace non è possibile per colpa di Kiev e i suoi alleati europei – spiega Alexander Gabuev, direttore di Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino – in questo modo la guerra in Ucraina non sarebbe più una priorità degli Usa, ma sarebbe solo un altro file nelle relazioni tra Washington e Mosca".  Il fatto è che Putin non sembra essere arretrato di un millimetro dalle richieste massimaliste con cui ha iniziato la guerra, consolidare le conquiste territoriali, ottenere un cambio di regime a Kiev e ridurre significativamente l'esercito ucraino.  Questo è anche dimostrato dal fatto Putin abbia mandato la stessa squadra di negoziatori – il suo consigliere, e ex ministro della Cultura, Vladimir Medinsky, e il vice ministro degli Esteri, Alexander Fomin – inviati ai colloqui del marzo del 2022, quando, nei primi giorni della guerra, Mosca chiedeva la resa di Kiev.  Una delegazione che Zelensky, arrivato oggi ad Ankara per incontrare Recep Tayyip Erdoğan, ha definito "una farsa", mettendo in dubbio il fatto che "sia autorizzata a prendere decisioni'' nei negoziati con Kiev. ''Sappiamo per certo chi prende davvero le decisioni in Russia'', ha aggiunto Zelensky parlando della presenza russa in Turchia come di una ''messinscena teatrale''. Immediata la replica di Mosca: Volodymyr Zelensky è ''un pagliaccio e un perdente', ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. Gli obiettivi di Putin però appaiono al momento inaccettabili per Washington e per lo stesso Trump: "È qui che la strategia di Putin cade a pezzi e se la diplomazia fallisce allora lui cercherà di ottenere i suoi obiettivi sul campo di battaglia", conclude l'analista.  —internazionale/[email protected] (Web Info)

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