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Caso Yara: dieci anni fa l’omicidio, tutte le tappe del processo Bossetti (3)

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(Adnkronos) – 16 giugno 2014. Il presunto assassino di Yara ha un nome: è Massimo Bossetti, 44 anni, residente a Mapello. Sarà il ministro dell’Interno Angelino Alfano ad annunciare via Twitter le manette. Spostato, padre di tre figli, il suo Dna (acquisito con un alcoltest) combacia con ‘Ignoto 1’. Per lui l’accusa è di omicidio con l’aggravante di aver adoperato sevizie e di avere agito con crudeltà. Un delitto aggravato anche dall’aver approfittato della minor difesa, data l’età della vittima.

3 luglio 2015. Inizia il processo contro Bossetti, non sono ammesse telecamere. L’imputato prende per la prima volta la parola in aula. “Quel Dna non mi appartiene: è un Dna strampalato, che per metà non corrisponde. È dal giorno del mio arresto che mi chiedo come sono finito in questa vicenda visto che non ho fatto niente”, dice ribadendo la propria innocenza. Condanna all’ergastolo con isolamento diurno per sei mesi la richiesta del pubblico ministero Letizia Ruggeri. La difesa, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, chiedono l’assoluzione per il processo “più indiziario del mondo”.

1 luglio 2016. Dopo l’ultimo appello dell’imputato e oltre 10 ore di camera di consiglio, i giudici condannano Bossetti all’ergastolo, nessun isolamento diurno come chiesto dall’accusa. Tolta la potestà genitoriale, gli riconoscono l’aggravante della crudeltà. Viene assolto invece “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di calunnia nei confronti di un ex collega. Su di lui, detto ‘Il favola’, con l’inclinazione alle bugie e l’assenza di un alibi quel Dna pesa come un macigno.

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