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Caso Saguto: Giudici appello in Camera consiglio per decidere su riapertura dibattimento

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Caltanissetta, 2 dic. (Adnkronos) – La Corte d’appello di Caltanissetta si è ritirata poco fa in Camera di consiglio per decidere sulla riapertura dell’istruttoria dibattimentale del processo a Silvana Saguto, l’ex Presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo accusata di corruzione e abuso d’ufficio. Alla sbarra, con l’ex magistrata, altri undici imputati. Nella scorsa udienza erano state le difese a chiedere la riapertura del processo, dopo la sentenza di primo grado. Sempre nella scorsa udienza era stata chiesta anche la produzione di alcune trascrizioni di intercettazioni, la deposizione di testimoni, compresi alcuni funzionari della Dia, e l’acquisizione di diversi articoli di stampa sulla presunta “gogna mediatica” che si sarebbe scatenata sulla figura dell’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. La Procura generale non si era opposta alle richieste all’ascolto in aula di testimoni mentre per le altre aveva chiesto un termine per potere interloquire. E oggi l’udienza è iniziata per l’appello e subito dopo la Corte, presieduta da Marco Sabella, si è ritirata in Camera di consiglio per sciogliere le riserve.

La prima udienza era iniziata, la volta scorsa, con la lettura della relazione introduttiva del presidente della Corte d’appello di Caltanissetta. In primo grado Silvana Saguto, l’ex giudice nel frattempo radiata dalla magistratura, era stata condannata a otto anni e mezzo di reclusione per la gestione dei beni sequestrati, insieme con il suo ‘cerchio magico’. Saguto, difesa dagli avvocati Antonino e Giuseppe Reina, non è in aula. L’accusa è rappresentata in aula dalla procuratrice generale, Lia Sava e dalla pm Claudia Pasciuti, applicata al processo d’appello. Caduto il reato di associazione per delinquere, Saguto è accusata, tra gli altri capi di imputazione, di corruzione e abuso d’ufficio. Per i giudici, che nell’ottobre di un anno fa hanno condannato l’ex giudice avrebbe gestito i beni sequestrati e confiscati alla mafia “con interessi familistici” per “favorire amici e parenti”, come dice la procura.

L’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo è stata condannata in primo grado anche a risarcire 500 mila euro alla presidenza del Consiglio dei ministri, costituitasi parte civile nel processo. Un risarcimento compreso tra 50 mila e 400 mila euro in favore della presidenza del Consiglio dovrà essere versato anche da altri sei imputati: tra questi il marito di Saguto, Lorenzo Caramma, e l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara.

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