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Cancro alla prostata, come si presenta e quanto è aggressivo in anziani come Biden

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(Adnkronos) – Il cancro alla prostata che ha colpito Joe Biden "si può presentare in diversi modi. Nella maggioranza dei casi, usando i felini come metafora, si presenta come un 'gatto' e in altri come una 'tigre', un paragone che i pazienti comprendono facilmente. Ci sono, quindi, delle forme che partono in una maniera estremamente aggressiva e galoppante e questo non dipende dall'età del paziente ma dal tipo di cancro. In questo senso è un falso mito quello secondo il quale per chi è avanti con gli anni la malattia procede lentamente". Lo spiega all'Adnkronos Salute Bernardo Rocco, direttore dell'Unità complessa di Urologia e della scuola di specialità al Policlinico Gemelli di Roma e docente dell'università Cattolica di Roma, dopo le notizie sulla diagnosi di cancro aggressivo alla prostata per l'82enne ex presidente degli Stati Uniti.  "L'età avanzata dell'ex presidente – spiega l'esperto – in qualche misura poteva escluderlo dai comuni programmi di screening che vengono effettuati per il tumore prostatico, che solitamente si collocano tra i 50 e i 70 anni. Ma questo vale per i cittadini comuni. Immagino che come presidente degli Stati Uniti il protocollo sanitario per valutare la sua salute poteva essere più stringente". Nel campo delle ipotesi, "una malattia di questo tipo, potenzialmente e con molti 'se' – continua Rocco – poteva essere identificata prima, nei check up fatti anche 15 mesi fa. Esistono però delle forme che partono in una maniera estremamente aggressiva e galoppante". Inoltre, aggiunge l'urologo "quasi sempre il tumore prostatico non è sintomatico e può capitare, seppure assai raramente, che venga dosato il Psa, che questo sia normale, e che poi di punto in bianco diventi di colpo aggressivo. Sono casi sporadici, non sono la consuetudine, ma esistono".  Detto questo, prosegue, "oltre un certo limite non evidenzierei la correlazione con l'età, perché non ci sono dati secondo i quali l'insorgenza nell'anziano ha caratteri di aggressività diversi rispetto al giovane. E dagli elementi che sono stati diffusi il tumore del presidente Biden non sembra proprio lento". Oggi, fortunatamente, queste malattie, che hanno caratteristiche diverse "nella grande maggioranza dei casi, le intercettiamo: i 'gatti' solitamente li vediamo, le 'tigri' possono scappare perché si verificano in modo più veloce. Nel caso del presidente Biden ci potrebbe essere stata un'associazione particolarmente sfortunata tra un'età in cui lo screening non è più tanto richiesto e il tipo di malattia che sembra particolarmente aggressiva". Un mix che ha portato ad una diagnosi di tumore "già metastatico, fatto non frequente che capita, nella popolazione, nel 5-10% dei casi".  Nell'ultima fase della sua presidenza per Biden si è spesso parlato di problemi cognitivi, possibile una relazione con l'attuale diagnosi? "Ad oggi – continua Rocco – direi di no. A meno che non si pensi, sposando tesi complottiste, che lui fosse già in terapia, e francamente non credo, perché questa informazione sarebbe circolata. In generale, infatti, può esserci un decadimento cognitivo come effetto psicologico nel ricevere questa diagnosi, per l'impatto che può avere in un uomo anziano".  Ma c'è anche una possibile relazione "con il trattamento che viene effettuato in questi casi e che può contribuire a un decadimento cognitivo. Ma viceversa, a meno che lui non abbia un'evidenza di metastasi cerebrali, cosa di cui non sono al corrente, è difficile pensare che ci sia una correlazione specifica tra il suo apparente decadimento cognitivo e una presenza di tumore prostatico non localizzato a livello encefalico. E' un'associazione che non è possibile fare con i dati che conosciamo", conclude Rocco. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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