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Borsellino: processo depistaggio, Li Gotti ‘c’era diffidenza su legali che assistevano pentiti’

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Caltanissetta, 19 nov. (Adnkronos) – “C’era diffidenza sui legali che difendevano i collaboratori di giustizia”. Lo ha detto l’avvocato Luigi Li Gotti deponendo al processo sul depistaggio sulla strage di Via D’Amelio in corso a Caltanissetta. Gli imputati al processo, accusati di calunnia in concorso aggravata, sono tre poliziotti: Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. Per l’accusa avrebbero indotto l’ex pentito Vincenzo Scarantino a rendere false dichiarazioni. “L’incarico di difensore di Vincenzo Scarantino lo assunsi nel giugno del 1994 – ha spiegato Li Gotti rispondendo alle domande dell’avvocato Giuseppe Panepinto che difende Mario Bo -e partecipai al primo interrogatorio al carcere di Pianosa, poi in agosto andai a Iesolo per un interrogatorio. Il giorno dopo ebbi problemi cardiaci e fui operato. Nell’autunno del 1994 rinunciai alla difesa di Scarantino”.

“In quel periodo non era vista di buon grado anche nell’ambiente forense la difesa dei collaboratori. C’era molta diffidenza, molta freddezza. Nel rispetto della mia deontologia dovevo fare il mio dovere e quindi mi fu comunicato che ero stato nominato dallo Scarantino”, dice. Ma non ricorda chi lo chiamò: “Forse la Procura”.

“Nel primo interrogatorio di Vincenzo Scarantino al carcere di Pianosa il dottore Tinebra (ex procuratore Caltanissetta ndr) era presente. E ricordo un particolare, Prima dell’interrogatorio noi parlammo nella stanza del direttore del carcere. Perché si era posto il problema di come evitare che i precedenti difensori di Scarantino potessero con lui conferire, ignorando la sua collaborazione, e per evitare anche il rischio che si conoscesse la sua collaborazione. E ricordo benissimo che in questa fase interlocutoria era presente il dottore Tinebra e che fu lui a sollevare il problema”.

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