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Aspi: Scarpa (Università Brescia), ‘proprietà pubblica non garantisce gestione migliore’

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Milano, 1 giu. (Adnkronos) – “Normalmente i cambiamenti di proprietà sono abbastanza neutrali rispetto alla gestione del servizio. Il servizio può essere gestito bene o male, ma deve operare all’interno di regole chiare e di un sistema di controlli che funziona”. Ma dal crollo del ponte Morandi a Genova “le regole e i controlli non sono cambiati e non si capisce perché il sistema dovrebbe funzionare meglio”. Lo afferma Carlo Scarpa, professore di Economia politica all’Università di Brescia, contattato dall’Adnkronos dopo la decisione dell’assemblea degli azionisti di Atlantia di approvare l’offerta di Cdp, Macquarie e Blackstone per l’acquisto dell’88,06% del capitale di Autostrade per l’Italia.

“Sono abbastanza perplesso” sul passaggio di proprietà e sulle modalità con cui è stato attuato. Anche perché la proprietà pubblica delle autostrade attraverso Cdp non è garanzia di qualità. “Anche Anas è un gruppo pubblico che sicuramente come gestore non è migliore di Aspi. Speriamo che operino in modo migliore”. Con il cambio di proprietà “dal punto di vista dell’utente non cambia alcunché. C’è un servizio che viene regolato in un certo modo e continuerà anche con il cambio di azionista”, sottolinea l’economista. “Pur non avendo alcun legame con i Benetton -continua- avrei voluto che qualcuno mi dimostrasse che i Benetton hanno fatto qualcosa che non andava fatto”.

Invece il governo “non ha mai condotto un audit del comportamento passato di Aspi o una verifica complessiva sul rispetto degli investimenti e degli obblighi della concessione. Invece non abbiamo visto nulla. La mia sensazione è che se lo avessero fatto, avrebbero dovuto bacchettare pesantemente i controllori che stanno dentro il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. C’è la sensazione che non si volesse far chiarezza, che ci fosse un intero sistema che non stava in piedi e di questo hanno addossato la responsabilità al vecchio proprietario. Cosa che non dà tranquillità sul futuro”. Per Scarpa “se è vero che il sistema dei controlli non funzionava, è anche vero che dopo il crollo del ponte a Genova non è stato toccato. Si è messa una pietra tombale su un periodo sul quale non si vuole guardare”.

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