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Arte, a Faenza nasce la Galleria Marta, sede dell’archivio Alfonso Leoni

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(Adnkronos) – Un assoluto protagonista dell’arte contemporanea, un genio talentuosissimo e ribelle, purtroppo prematuramente scomparso. Ad Alfonso Leoni, il Mic Faenza, il museo internazionale delle ceramiche, nel 2020, nel quarantesimo anno della sua scomparsa, dedicò una bellissima mostra, un lungo lavoro di ricerca, a cura della direttrice del Mic Faenza Claudia Casali, in collaborazione con l’Archivio Leoni, che raccolse per la prima volta in una antologica tutto il lavoro dell’artista, con l’obbiettivo di analizzare la ricca e intensa produzione dedita non solo alla ceramica ma anche ai diversi linguaggi della contemporaneità (pittura, grafica, design, scultura). Ora, dopo quella mostra, è stata presentata e inaugurata dal sindaco di Faenza Massimo Isola, da Claudia Casali, dai curatori dell‘archivio Giancarlo e Stefano Paggi la 'Galleria Marta' sede espositiva permanente dell'Archivio Alfonso Leoni a Faenza. Lo spazio vuole essere il luogo di riferimento dell'Archivio Leoni che fu fondato da Marta, la moglie di Leoni scomparsa nel gennaio del 2021 e attualmente curato da Giancarlo Paggi e dal figlio Stefano. “L'idea era stata pensata già anni addietro da Marta – commenta Giancarlo Paggi – ma per motivi pratici non fu sviluppata. E‘ tornata a concretizzarsi dopo uno suggerimento lanciatomi da Claudia Casali, nella primavera del 2024, che mi disse che dovevo pensare ad un luogo stabile per Leoni a Faenza. Quando Leoni morì nel 1980 aveva in uso dei locali in affitto adibiti a studio che vennero sgomberati poco dopo la sua morte. Nel 2021 l'Archivio venne contattato dalla responsabile del Servizio Patrimonio Culturale della Regione, la quale, nell'ambito di una ricerca per la valorizzazione delle case e studi di Illustri in Emilia Romagna chiedeva cosa fosse rimasto dei luoghi di lavoro dell'Artista. Remore da tutto ciò, con il patrocinio del Mic Faenza, del Comune di Faenza e dell'Associazione Amici della Ceramica e del Mic, è stato avviato il progetto che piano piano ha preso corpo”. La galleria sarà aperta al pubblico in occasioni particolari come durante la prossima edizione di Argillà e su appuntamento. Alfonso Leoni nasce a Faenza nel 1941 e qui muore dopo trentanove anni in seguito a leucemia. La sua vita è legata alla città in cui visse, a partire dagli studi all’Istituto d’Arte Ballardini, in cui dal 1961 diviene docente di Arti Plastiche. Fondamentale è il rapporto con Biancini, suo maestro e del quale diviene collaboratore, che lo sostiene nell’intraprendere la carriera artistica. Con Faenza c’è un rapporto di amore e odio: molti erano gli stimoli che ricavava da questa città, ma allo stesso tempo si sentiva limitato nelle sue possibilità, tanto da cercare altre strade. Nonostante i molti riconoscimenti ricevuti (primi Premi ai Concorsi di Cervia (1966), di Gualdo Tadino (1965, 1966, 1975), di Rimini (1967), di Faenza (1976), la sua attività è un continuo ricercare nuovi stimoli e sperimentare linguaggi diversi. Quest’animo sempre in movimento lo porta a discostarsi dalla realtà in cui era cresciuto, legata al mondo della tradizione ceramica. Usa materiali vari (carta, legno, bronzo, plastica, marmo, ferro e metalli preziosi, vetro), ritaglia, strappa, assembla, distrugge, mette in gioco il proprio corpo, cerca l’impossibile, l’impensabile anche affidandosi al caso. Questo modo di operare lo porta ad essere apprezzato dalla critica e a prendere parte ad eventi di grande portata: personale nell’ambito del Convegno Internazionale dei Critici e Studiosi d’Arte (Rimini 1965); mostra a Cracovia (1968); Triennale di Milano (1968); personali a Ottawa (1968) e Montreal (1969); collettiva al Victoria & Albert Museum (1972); Quadriennale d’Arte di Roma (1975). Di rilievo gli interventi di arredo urbano e pubblici presso Università di Bologna Facoltà di Matematica (1970); Santuario del Bambino Gesù di Praga ad Arenzano (Genova); Ospedale Civile di Codigoro (Ferrara); arredo da giardino Alfonsine (Ravenna); Scuola elementare di Bagnacavallo (Ravenna); Sedi provinciali Inps di Verona e di Roma; Ospedale Civile di Faenza; Cimitero dell’Osservanza di Faenza. Nell’ultimo decennio della sua vita si avvicina al design, affascinato dall’idea di poter diffondere i propri progetti e le proprie idee al grande pubblico, con piglio provocatorio.  Basti pensare alla piastrella 'rovesciata' e smaltata, realizzata per le Maioliche Faentine e premiata con la Medaglia d’oro Enapi al Concorso di Faenza (1975). Collabora con la Villeroy & Boch in Germania, con le Maioliche Faentine e la Rosenthal di Selb, in Germania, rapporto stroncato sul nascere dall’incedere della malattia. Il design entra anche nelle sue sculture quando frammenti di stoviglieria in porcellana trovano nuova vita in 'ciotoloni', ricavati da piatti, oppure nei pannelli (Medaglia d’oro del Presidente della Camera al Concorso Internazionale di Faenza, 1976) ricavati dalla ricomposizione di piastrelle frammentate. 
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