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Antropologi: addio a Paul Rabinow, studioso delle metamorfosi delle modernità

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Los Angeles, 10 apr. – (Adnkronos) – L’antropologo e filosofo statunitense Paul Rabinow, studioso del rapporto tra il ruolo delle arti e quello delle scienze nelle metamorfosi della modernità, è morto in California di 76 anni. Era professore emerito di antropologia all’Università della California, con sede a Berkeley, dove ha diretto l’Anthropology of the Contemporary Research Collaboratory e in precedenza era stato il responsabile dell’Human Practices for the Synthetic Biology Engineering Research Center: da questa sua esperienza è nato il libro “Fare scienza oggi. Pcr: un caso esemplare di industria biotecnologica” (Feltrinelli, 1999), dove offriva una lettura critica sull’industria del futuro, quella della ricerca biotecnologica, all’epoca in fase nascente.

Rabinow si occupato, in particolare, delle innovazioni tecnologiche viste nei termini di “nuove narrative e nuove metafore”, della centralità data ai concetti di distanza e prossimità, totalità e interconnessione, dunque a dimensioni spazio-temporali determinanti nella recente svolta socioantropologica dei linguaggi digitali e della società delle reti, dove si gioca il destino dell’individualismo moderno. Tra i suoi libri in italiano anche “Pensare cose umane” (Meltemi, 2008) e “Scrivere le culture. Poetiche e politiche in etnografia” (curato con James Clifford, Meltemi, 1999).

Seguendo la linea teorica del filosofo francese Michel Foucault, Rabinow mirava ad assemblare “una scatola degli attrezzi concettuali” che possa guidare il pensiero dell’uomo contemporaneo. E proprio di Foucault era considerato uno dei maggiori esperti e commentatori. All’influente pensatore ha dedicato il volume “La ricerca di Michel Foucault. Analisi della verità e storia del presente” (con Hubert L. Dreyfus, La Casa Usher, 2010).

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