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Alzheimer, dal congresso neurologi linee guida sui nuovi farmaci

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(Adnkronos) – I trattamenti per la malattia di Alzheimer sono alla vigilia di una svolta. L'arrivo dei primi farmaci realmente efficaci, come lecanemab e donanemab, rappresenta un traguardo storico nella lotta contro una patologia che colpisce milioni di persone nel mondo. Tuttavia, queste terapie potranno essere prescritte solo in condizioni specifiche e a pazienti accuratamente selezionati. Per questo motivo, la Società italiana di neurologia (Sin) ha promosso e coordinato la redazione dell'Epa – Expert Panel on Alzheimer's Disease, un documento di riferimento che definisce criteri, percorsi e standard per l'applicazione clinica di queste nuove terapie nel contesto del Servizio sanitario nazionale.  L'Epa, spiegano i neurologi in congresso a Padova, nasce da un'ampia collaborazione tra la Sin e numerose società scientifiche italiane – tra cui la Società italiana di medicina nucleare, la Società italiana di radiologia medica, la Società italiana di biochimica clinica, la Società italiana di geriatria e gerontologia e la Società italiana di psicogeriatria – con il contributo di esperti in neurologia, geriatria, neuroradiologia, biochimica clinica e medicina nucleare. "L'Epa è un'iniziativa che la Sin ha fortemente voluto per costruire un linguaggio comune e un percorso condiviso tra tutte le discipline coinvolte nella gestione della malattia di Alzheimer – afferma Alessandro Padovani, presidente uscente Sin – Abbiamo ritenuto necessario riunire tutte le competenze per definire in modo chiaro chi potrà accedere alle nuove terapie, come diagnosticare precocemente la malattia e come monitorare i pazienti nel tempo. E' un lavoro che mira a rendere accessibili queste opportunità terapeutiche in modo equo su tutto il territorio nazionale". Il documento affronta in maniera organica tutti gli aspetti fondamentali per la corretta implementazione delle nuove terapie anti-Alzheimer e definisce innanzitutto i criteri per la selezione dei pazienti, individuando come candidati ideali coloro che presentano decadimento cognitivo o demenza di grado lieve, dovuta alla malattia di Alzheimer. E' importante sottolineare – avvertono i neurologi – che queste terapie non sono indicate per tutti i pazienti, né per tutti gli stadi della malattia. Ampio spazio è dedicato alla diagnosi precoce e appropriata, con l'obiettivo di stabilire criteri chiari per l'individuazione dei pazienti nelle fasi iniziali e di semplificare il percorso diagnostico, evitando esami invasivi o costosi quando non necessari.  L'Epa promuove inoltre l'impiego dei biomarcatori plasmatici come valida alternativa ai marcatori liquorali e alle indagini Pet, così da garantire una maggiore accessibilità diagnostica in tutte le regioni italiane. In collaborazione con Sibioc – Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare clinica, sono in corso la validazione dei parametri biochimici, la definizione dei cut-off e la standardizzazione dei protocolli. E' stato fondamentale – riferisce la Sin – anche il contributo della radiologia e della medicina nucleare, con cui il documento definisce quali tipologie di risonanza magnetica e di indagine Pet utilizzare per identificare i pazienti più idonei e ridurre il rischio di effetti collaterali. Con la Società italiana di geriatria, Epa lavora alla definizione dei criteri clinici per riconoscere le persone fragili, pre-fragili o complesse, che potrebbero non essere candidati ideali per questi trattamenti. Particolare attenzione è rivolta all'equità di accesso e al rafforzamento della rete dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd), che avranno un ruolo centrale nella selezione e nel monitoraggio dei pazienti, assicurando uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale. Il documento rappresenta una base operativa per costruire un ecosistema sanitario pronto ad accogliere le nuove terapie. Le società scientifiche coinvolte stanno già elaborando documenti attuativi che definiranno in modo puntuale i protocolli diagnostici e terapeutici, a partire dai dosaggi plasmatici fino alle procedure di imaging. "Oggi stiamo gettando le fondamenta di un percorso che cambierà radicalmente la gestione dell'Alzheimer in Italia – rimarca Padovani – Serve tempo per costruire un sistema pronto, efficiente e uniforme, ma l'obiettivo è chiaro: intercettare precocemente i pazienti che possono beneficiare di queste terapie e garantire loro un accesso equo e sicuro, ovunque si trovino". Il progetto non riguarda solo neurologi e geriatri, ma coinvolge l'intero percorso di cura: infermieri, psicologi, neuropsicologi e tutti gli operatori dei Cdcd. E' un passo decisivo verso un upgrading strutturale e culturale del sistema sanitario nella gestione della malattia di Alzheimer. 
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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