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Alessia Pifferi, periti in aula: “Immaturità affettiva ma capace di intendere e volere”

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(Adnkronos) – "Piena capacità di intendere e di volere". In aula, nel processo d'appello per Alessia Pifferi condannata in primo grado all’ergastolo per aver lasciato morire di stenti la figlia Diana di soli 18 mesi, i periti nominati dalla corte d'Assise d'Appello hanno ribadito le conclusioni della relazione di 65 pagine depositata lo scorso agosto. Un lavoro frutto di tre colloqui clinici, dei risultati dei test e dell'esame della documentazione raccolta sull'imputata.  Lo psichiatra Giacomo Francesco Filippini ha sottolineato come la storia clinica ha consentito una diagnosi: Alessia Pifferi è "affetta da esiti in età adulta di disturbo del neurosviluppo con residua fragilità cognitiva settoriale e immaturità affettiva", ma "ha piena capacità di intendere e di volere". Il neuropsichiatra infantile Stefano Benzoni, che ha ripercorso a storia della 'bambina Alessia Pifferi', ha ribadito il concetto di "disturbo del neurosviluppo", sottolineato i pochi dati a disposizione sull'età scolare, e rimarcato come "quei deficit cognitivi appaiono scarsamente invalidanti sulle autonomie personali".  Un concetto che ha ribadito la neuropsicologa Nadia Bolognini: nell'imputata "permane tutt'ora una fragilità emotiva, non significativamente invalidante sul funzionamento psico-sociale" e che non ha dunque inciso sulla capacità di intendere e volere rispetto alla morte della bambina avvenuta nell'estate 2022.  I dati documentali, i test clinici, i colloqui in carcere, la vecchia documentazione scolastica portano a un quadro "caratterizzato da problematiche delle aree affettivo-relazionale e cognitiva presenti in età infantile-adolescenziale, complessivamente evolute in senso migliorativo in età adulta, ma con deficit cognitivi ancora rilevati", seppur oggi "appaiono scarsamente invalidanti sulle autonomie personali". E' questo il quadro clinico che i periti restituiscono per Alessia Pifferi. Un quadro che non pesa sulla piena capacità di intendere e di volere della donna, come ha rimarcato Filippini. "Noi possiamo dire con serenità che i disturbi che riconosciamo nell'imputata non hanno condizionato in modo pervasivo la sua capacità", questo "deficit cognitivo, non patologico" non ha inciso sulla scelta di abbandonare la figlia. "I disturbi, che non sono una malattia, non impattano sul funzionamento nella vita quotidiana".  Le difficoltà relazionali, i problemi di attenzione di memoria, le fragilità emotive di Alessia Pifferi riconosciute dagli esperti che non la ritengono una 'simulatrice' – la nuova perizia riparte da zero per cancellare il sospetto di presunta finzione che pesa sui vecchi test – sono i tratti con cui viene descritta dagli esperti che escludono la possibilità che alla donna "si è spenta la mente. E' un modo semplicistico – ha concluso Filippini – per spiegare una situazione che fatica ad accettare, è un tentativo di rielaborazione" l'abbandono per sei giorni della figlia per stare con il fidanzato.  —[email protected] (Web Info)

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