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“Aiuti o chiudono 5mila negozi”, l’appello dei fiorai

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Roma, 29 nov. (Adnkronos) – I fiorai sono rimasti aperti anche nelle zone rosse, quindi la categoria è stata esclusa dai ristori ma la gente non gira e dunque la merce non si vende. “Senza ristori prevediamo a gennaio un rischio chiusura per il 30% dei negozi” che su 15mila associati è di circa 5mila esercizi. E’ l’allarme lanciato dal presidente di Federfiori Rosario Alfino, parlando con l’Adnkronos. “Dopo il prima lockdown il 10% delle imprese non ha riaperto, – riferisce – e questo fatto di farci stare aperti paradossalmente ci ha massacrato perché ci ha fatto indebitare”. I fiorai, comunque “fino ad ottobre hanno visto un calo del fatturato dell’80% in seguito all’annullamento degli eventi e delle cerimonie. Confcommercio sta facendo una campagna per gli acquisti nei negozi ‘sotto casa per sentirsi a casa’, quindi per i negozi di vicinato che accendono le luci nelle città. Se la gente acquista online sulle piattaforme il danno può diventare ancora più grave”. Per le vendite di fiori, addobbi floreali e alberi di Natale la Federfiori-Confcommercio prevede, dice all’Adnkronos il presidente, “un Natale molto complesso”. Per ora le prenotazioni e le vendite di coroncine per le porte, centrotavola, “sono ferme”. “Non si respira aria di festa. Anche se non è possibile fare previsioni ci sarà sicuramente un calo grande del fatturato”. “I negozi sono pronti per la vendita, sono pieni di addobbi, con tutti i prodotti esposti e le vetrine allestite perché il ‘Natale’ viene acquistato un anno prima a gennaio. La merce è arrivata ma la prospettiva è complicata”. “Non ci sono isole felici, la situazione è generalizzata a livello nazionale”.

“Speriamo che il mercato natalizio, con la vendita delle tipiche Stelle di Natale e degli abeti possa svegliarsi all’ultimo momento” aggiunge, augurandosi che scatti “un po’ di entusiasmo scatti dopo il nuovo Dpcm”. “Attendiamo il nuovo Dpcm per vedere quale sarà la strategia governo, come e se aprirà le maglie perché al momento c’è un clima di incertezza generalizzato, la gente è spaventata, non esce, non fa acquisti – osserva -. Questa pandemia ha modificato il modo” di comprare. “La Stella di Natale, in particolare sta ancora nelle serre perché ha una durata breve e se non sarà venduta- spiega – se non c’è richiesta si rischia di buttare tanta merce nella spazzatura”. “I fiori e le piante sono legati infatti alle ricorrenze, se le persone non si possono riunire decade anche il centrotavola e l’omaggio floreale”.

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