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Afghanistan: ex cc ferito in attentato, ‘così sono scampato alla morte, ma ripartirei’ (2)

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(Adnkronos) – La prima fu a Kabul, da aprile a novembre del 2011. “Il tempo giusto, perché i primi mesi servono ad ambientarsi – dice -, poi dal quarto quella vita inizia a sembrarti normale, impari a convivere con la tensione. Il sesto mese è pericoloso, la routine porta con sé un calo di attenzione fisica e mentale”. 

Il primo impatto con quel mondo completamente nuovo lo ricorda come fosse ieri. “Uscivamo dalla base con le jeep blindate, nei villaggi alla periferia di Kabul tantissimi bambini ci venivano dietro. Correvano tra il fango e la sporcizia, pompavano l’acqua dal terreno e la trasportavano con le taniche, c’era polvere ovunque e vento. Facevi fatica persino a respirare. Non potendo fermarci, dai finestrini lanciavamo loro caramelle, cioccolatini, tutto quello che avevamo potuto portare con noi”. 

Le donne avevano il burka. “Sotto avrebbe potuto esserci chiunque, capivi che era una donna dalla statura. La prima volta che vidi quella realtà pensai di essere fortunato: ero nato in Italia e avevo avuto la possibilità di scegliere il mio futuro”. Ma Kabul per lui era anche uno splendido cielo stellato. “Al buio quelle stelle sembrava di toccarle…”. Nel tempo libero c’era poco da fare. “Mi allenavo, cercavo di mantenermi sempre in una forma fisica perfetta. Una volta, mentre correvo, ci fu un’esplosione. Un container mi vibrò accanto e, invece di andare subito nel bunker, mi arrampicai sul muro per vedere che zona avevano colpito: vidi un enorme fungo di fumo nero e diedi l’allarme”.  Correva con la pistola e la radio Emiliano.

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