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Rio+20: ‘From Rio to Rio’, la rivista di Oil dedicata alla sostenibilita’

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Si chiama ‘From Rio to Rio’ ed e’ un nuovo numero di Oil magazine dedicato alla sostenibilita’, in uscita in occasione di Rio+20 con un’anteprima di tiratura a Rio de Janeiro

‘From Rio to Rio’ è  il titolo del diciottesimo numero di Oil magazine, in uscita in questi giorni con un’anteprima di tiratura a Rio de Janeiro, in occasione della Conferenza Onu Rio+20. La rivista, interamente dedicata al tema della sostenibilità, è stata presentata oggi nel corso di un side event organizzato da Oil, “Initiative for accessing sustainable energy”, nel Padiglione Italia, all’interno dell’area dedicata al Rio+20. Nel corso dell’evento sono intervenuti il presidente di Eni, Giuseppe Recchi, e il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che hanno dibattuto sui temi della sostenibilità, dell’accesso energetico e della tutela ambientale. 

Ad aprire il giornale uno dei massimi esperti di sostenibilità, Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute della Columbia University.  “Con Rio deve nascere una nuova era di obiettivi sostenibili”, dice senza esitazioni Sachs, precisando che, se anche le sfide dello sviluppo sostenibile sono estremamente complesse, abbiamo un immenso know-how: basterebbe solo applicarlo nella giusta direzione. Non si può parlare di sostenibilità senza parlare di Africa. Oil ha intervistato, in esclusiva, i ministri dell’energia della Repubblica del Congo, Henri Ossebi, e del Sudafrica, Elizabeth Dipuo Peters. In entrambi i Paesi si sta lavorando intensamente per garantire l’accesso energetico a tutti. Un analista di fama mondiale come Fatih Birol, Chief Economist della IEA, ci conferma che fornire energia a tutti non comporterebbe, come alcuni prevedono, né un aumento del fabbisogno globale né delle emissioni inquinanti. Servono, però, forti investimenti per eliminare la povertà energetica entro il 2030: una media di 48 miliardi di dollari l’anno.

La sostenibilità è una scelta che Eni ha nel suo Dna. Una grande compagnia internazionale – come spiega nel suo intervento il presidente di Eni, Giuseppe Recchi – ha il dovere di sostenere lo sviluppo dei Paesi che la ospitano: questo rappresenta infatti “il modo migliore per conquistare e mantenere la propria ‘licenza a operare’”. C’è chi parla anche di soluzioni “economiche”: Anil Markandya, definito dalla Cambridge University uno dei 50 pensatori più influenti sulla sostenibilità nel mondo, suggerisce di migliorare l’accesso alle tecnologie pulite: può fare una differenza significativa e non rappresenta un costo elevato. Per il direttore generale del Fondo OPEC per lo Sviluppo Internazionale (OFID), Suleiman Al-Herbish, la chiave di volta di tutto è la volontà politica: se i Paesi ricchi e le organizzazioni rispettano gli impegni, la povertà energetica sarà debellata. In un workshop organizzato a Venezia, proprio in vista di Rio+20, alcuni tra i massimi specialisti indicano alcune preziose soluzioni come, ad esempio, intervenire sui prezzi dell’energia, promuovere l’efficienza, creare normative adatte e fornire incentivi, puntare l’inserimento dell’accesso universale all’energia tra gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per gli anni successivi al 2015. C’è poi chi vede le “risposte” direttamente nella natura: fotoni e acqua, per il premio Nobel per la Chimica, Harold Kroto, serviranno a produrre energia sufficiente a mantenere gli attuali livelli di consumo.È necessario, però, mirare anche ad un uso efficiente delle risorse.

Il sole, invece, è la “materia prima” indicata da Marjan Stojiljkovic, esperto di Sustainable Energy Finance, secondo cui i sistemi solari farebbero risparmiare l’equivalente di 10 o 20 anni di luce. La sostenibilità è un obiettivo che non riguarda solo i Paesi in via di sviluppo. Anche il mondo industrializzato ha il dovere di rendersi il più possibile sostenibile. Negli Stati Uniti, come ci racconta Molly Moore, sono le forze armate a “tingersi di verde”: una rivoluzione voluta dal Segretario della Marina, Ray Mabus. Dall’America arriva anche la voce di un intellettuale, lo scrittore americano Steve LeVine, secondo cui le fonti alternative devono essere un’ aspirazione ad un vero e proprio stile di vita. (com) 

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