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Una barretta di cioccolato che costa 42 minuti di corsa

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Un nuovo tipo di etichetta alimentare spera di combattere l’obesità dicendo quanto esercizio fisico è necessario per bruciare l’alimento acquistato

Le etichette nutrizionali sugli alimenti confezionati sono molto difficili da leggere: ci sono così tanti nutrienti e numeri che, a meno che tu non sia un esperto di scienze dietetiche, è molto scoraggiante pensare di riuscire a decifrarli.

Per questo, sono sempre molte le proposte per tentare di semplificare l’etichettatura e non ultima è arrivata PACE – che in italiano sembra quasi una cosa ironica, ma in realtà è un acronimo che significa «Physical activity calorie equivalent», ovvero «Equivalente calorico di attività fisica».

In sostanza, questa etichettatura aggiunge sull’alimento il tipo e la quantità di esercizio fisico necessari per «bruciarlo»: per esempio, potresti sapere quanto devi camminare per bruciare quel barattolo di gelato che hai mangiato guardando l’ultima puntata della tua serie preferita.

Nel comunicato stampa c’è scritto che se venisse applicato ampiamente questo metodo potrebbe, in media, far risparmiare fino a 195 calorie per persona al giorno.

«L’etichettatura degli alimenti per equivalente calorico di attività fisica (PACE) ha lo scopo di mostrare quanti minuti o chilometri di attività fisica sono necessari per bruciare le calorie di un particolare cibo o bevanda. Ad esempio, mangiare 229 calorie di una piccola barretta di cioccolato al latte richiederebbe circa 42 minuti di cammino o 22 minuti di corsa per bruciarle».

L’efficacia di PACE è stata analizzata dai ricercatori dell’Università di Loughborough nel Regno Unito. Secondo Reuters, gli scienziati hanno condotto 14 prove che presentavano opzioni alimentari ai partecipanti con e senza etichettatura PACE e poi chiedevano cosa volessero mangiare.

Quello che hanno riscontrato è che l’uso di quella etichetta ha indotto i consumatori a ridurre ogni pasto di quasi 65 calorie in più rispetto alle altre etichette.

Ovviamente, si tratta di studi clinici e non di una impostazione della vita reale, ma è comunque qualcosa su cui riflettere.

 

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Redazione Ecoseven

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