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ospedale scatola container

Un ospedale in una scatola

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Viene dall’Italia l’idea di trasformare i container in unità d’emergenza per il Coronavirus.

Lo studio dell’architetto italiano Carlo Ratti ha collaborato con il MIT Senseable City Lab per progettare delle unità di terapia intensiva da trasportare all’interno dei container di spedizione.

CURA, così si chiama il progetto, è basato sull’idea di creare una «scatola» – ovvero i container – piena di tutti gli strumenti necessari per avere una terapia intensiva per i pazienti con infezioni respiratorie, tra cui letti, respiratori, monitor, eccetera.

Ovviamente, tutto nasce dall’incredibile necessità di luoghi per curare i pazienti affetti da Covid-19.

Ogni unità funziona in modo autonomo e può essere spedita ovunque, ma c’è anche la possibilità di avere una struttura gonfiabile che permette di costruire più stanze, in molteplici configurazioni modulari, in poche ore.

Questa soluzione, infatti, si dice sia veloce da installare, come una tenda, ma anche «sicura come un reparto di isolamento di un ospedale in cui lavorare, grazie al biocontenimento (un estrattore crea una pressione negativa interna, conforme agli standard delle camere di isolamento)».

Le unità sono tutte separate l’una dall’altra, ma quando vengono collegate viene fatto da un corridoio pressurizzato.
Il colpo di genio dello scegliere i container da trasporto marittimo è che anch’essi sono progettati per muoversi, quindi permettono a queste strutture di essere spostate, impilate e trasportate con mezzi diversi in qualsiasi parte del mondo.

Il primo prototipo CURA è attualmente in fase di costruzione per i test in un ospedale di Milano.

Il progetto open source è sponsorizzato dalla Banca europea UniCredit. L’invito che viene fatto alle persone è che chiunque abbia dei suggerimenti per dei miglioramenti lo segnali prontamente sul sito del progetto.

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biocontenimento, container, coronavirus, COVID19, Italia, ospedale, Unicredit

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