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Urban Death Project: dare vita a fiori e piante dopo la nostra morte

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Lasciare un’impronta green definitiva anche dopo la morte e’ l’obiettivo dello Urban Death Project, che permetterebbe di poter trasformare i corpi dei defunti in compost da utilizzare per dare vita a fiori e piante di giardini pubblici o privati

Lasciare un’impronta green ‘definitiva’ anche dopo la morte potrebbe essere un’idea non troppo ‘strana’, considerando che ogni anno, soltanto negli USA, più di 4 milioni di ettari di alberi vengono tagliati per la realizzazione di bare destinate al settore funerario. Su questo delicato tema, Ecoseven.net aveva già posto l’attenzione, presentando l’invenzione creativa di una speciale urna per diventare alberi dopo la morte. Anche in questo caso quindi, come in passato, abbiamo pensato di riproporvi un’idea simile (per quanto bizzarra) in linea con lo stesso ‘spirito romantico’ di una possibile morte eco-friendly: il progetto si chiama ‘Urban Death Project’ e permetterebbe di poter trasformare i corpi dei defunti in compost da utilizzare per dare vita a fiori e piante di giardini pubblici o privati.

Il progetto, nato tre anni fa, rappresenta una vera e propria alternativa verde al settore funerario ‘tradizionale’ che ogni anno produce considerevoli emissioni di CO2 in atmosfera.

L’idea, in pratica, consiste nel realizzare una grande ‘compostiera’ all’interno (o anche all’esterno) di un complesso residenziale, in grado di trasformare i corpi dei defunti in un florido giardino arricchito con fiori e piante di diverse varietà. 

Il giardino potrebbe poi essere destinato anche ad accogliere veri e propri riti funebri, dove i familiari o le persone appartenenti ad uno stesso complesso residenziale avrebbero la possibilità di prenderne una porzione, da utilizzare ad uso privato.

Per gli ideatori, questa idea costituisce un’alternativa urbana e sostenibile ad un processo diventato ormai pura speculazione. Grazie ad una borsa di studio assegnata dall’Echoing Green, lo ‘Urban Death Project’ potrà utilizzare un finanziamento di ben 80mila dollari per lavorare al progetto a tempo pieno e realizzare il primo prototipo di compostiera a Seattle.

(ml)

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