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Le stagioni cambiano. E la nostra coscienza ecologica?

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Stagioni. Dicono che non siano più quelle di una volta. Intanto l’estate è appena terminata anche per i vacanzieri dell’ultima ora e la gente è tornata a riempire le strade di città. Il silenzio è rotto dal traffico e per i pochi che circolano in bici le strade sono come il gioco del Risiko

Quell’asfalto che l’estate aveva ripulito dalle insidie umane del lungo inverno tornano ad essere sporche. Le foglie degli alberi cominciano a cadere accanto alle prime carte e plastiche, ai primi mozziconi di sigaretta. La fotografia del mattino è quella dei bambini che sfrecciano, cartelle in spalla, verso le scuole. Sorridenti ed allegri si scontrano con l’immagine debordante e nauseabonda dei cassonetti colmi fino all’orlo. Durante il salto ad ostacoli tra auto egoiste (colpa degli altri sempre degli altri), parcheggiate in tripla fila, o arrampicate sui marciapiedi, a fargli compagnia la pigrizia dei "soliti distratti" lancia e fuggi. Ossia quelli che – busta dei rifiuti alla mano – non riescono proprio ad avvicinarsi oltre i 3 metri dal cassonetto. Risultato: scatole, buste e pallet, come ciliegine fanno da guarnizione ai già poco dolci cassonetti.
 

Ma come, le stagioni non sono più le stesse e noi invece proprio non ce la facciamo a cambiare? I lenti processi che muovono e regolano il mondo riescono ad essere più rapidi delle nostre consapevolezze su ciò che è bene e ciò che è male? Ma si sa, le abitudini quando le prendi poi finisce che le difendi. Nel bene e nel male.

Ecco qui la spaccatura contemporanea: da una parte chi nemmeno considera l’idea di ripensare la propria quotidianità per il bene comune e per quello del pianeta. Dall’altra chi, come noi (ancora in pochi) sente che così come mutano le stagioni, allo stesso modo possa finalmente girare il vento, fatto dai piccoli soffi di chi è consapevole, accetta e rilancia il cambiamento. Che le stagioni non siano più quelle di una volta è quindi anche il nostro bicchiere mezzo pieno.

Ma la frase fatta che invece proprio non ci va giù – piuttosto densa d’immobilismo e di sfiducia – e che ci sentiamo di voler trasformare è: "tanto questo Paese non cambierà mai!”. Per cominciare a risalire la china ci basterebbe che l’inverno che sta arrivando congelasse in tante persone questo vecchio modo di pensare qualunquista. Solo poi potremmo assistere ad una nuova primavera delle coscienze. E si sa, la primavera è verde! (Vincenzo Nizza)

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