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Autunno alle porte. Aumenta il rischio alluvioni e frane

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L’estate sta per finire e l’autunno e’ alle porte: aumenta in questa stagione il rischio di alluvioni e frane, figlie dei cambiamenti climatici in atto

Sta per arrivare l’autunno e con esso anche la pioggia e la possibilità di alluvioni e frane, figlie dei cambiamenti climatici in atto. Lanci l’allarme Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, prendendosela soprattutto con ‘l’urbanizzazione sfrenata’ che ‘in barba ai vincoli imposti della cosiddetta Legge Galasso ha eroso dal 1985 ad oggi ben 160 km di litorale’ e come non mai ‘anche quest’anno il territorio italiano è a rischio idrogeologico, ma nonostante gli appelli, continuiamo ad assumere comportamenti non consapevoli di questi rischi. Si pensi ad esempio agli incendi, il 72% dei quali risulta essere di natura dolosa, il 14% di natura colposa e il restante 14% di natura dubbia’ -continua Graziano- ‘Qualora non fossero ancora chiari i termini del dissesto idrogeologico i geologi hanno il dovere morale di non abbassare la guardia, ricordando al Paese che la popolazione esposta a fenomeni franosi ammonta a 987.650 abitanti, mentre quella esposta alle alluvioni raggiunge 6.153.860, come evidenzia ancora l’Annuario Ispra’.

A dimostrazione di quanto afferma Graziano, ricordiamo le alluvioni in Europa Centrale con morti e danni in Germania, Repubblica Ceca ed Austria dove inondazioni e altre calamità di natura idrogeologica rappresentano circa i due terzi dei costi dei danni delle catastrofi naturali e questi costi sono aumentati dal 1980 a causa del cambiamento nell’utilizzo del suolo, dell’aumento della popolazione, della ricchezza economica e delle attività umane in aree soggette a pericolo. Proprio in vista di questo aumento delle temperature in Europa che potrebbe portare a inondazioni più frequenti e intense in molte regioni e a causa del previsto aumento dell’intensità e della frequenza di eventi meteorologici estremi, molti Paesi Europei come Romania, Ungheria e Paesi Bassi stanno già lavorando ad iniziative mirate alla riduzione della vulnerabilità. In primis l’aumento della fascia di non edificabilità che in Italia secondo i numeri pubblicati nell’Annuario dei Dati ambientali 2012 dell’Ispra sono molto chiari: per oltre 50 anni si sono consumati in media 7 mq al secondo di suolo, oggi se ne consumano addirittura 8 mq al secondo.

gc

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