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barriera corallina

Un comune antibiotico per salvare le barriere coralline

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barriera corallina

Un comune antibiotico efficace per curare le lesioni batteriche delle barriere coralline

Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Harbour Branch Oceanographic Institute della Florida Atlantic University rivela come un comune antibiotico usato per trattare le infezioni batteriche negli esseri umani si sta dimostrando promettente nel trattamento delle colonie di corallo di Montastraea cavernosa affette da una malattia che sta causando una vera e propria epidemia.

Si tratterebbe di una malattia abbastanza recente, chiamata “malattia da perdita di tessuto di corallo pietroso” apparentemente infettiva, trasmessa dall’acqua, nota per colpire almeno 20 specie di corallo pietroso. Scoperta per la prima volta nel 2014 nella contea di Miami-Dade, la malattia si è diffusa nella maggior parte della barriera corallina della Florida e in più paesi e territori dei Caraibi.

L’obiettivo dello studio, pubblicato su Scientific Reports, era valutare sperimentalmente l’efficacia di due trattamenti antibiotici.

Lo studio è stato condotto a circa 2 chilometri al largo di Lauderdale-by-the-Sea nella contea di Broward, in Florida, in siti con una profondità massima di 10 metri. Sia lo stato della malattia della colonia che lo stato della lesione trattata sono stati analizzati in modo indipendente in modo che l’efficacia del trattamento nell’arresto delle singole lesioni potesse essere valutata determinando anche se un trattamento avesse avuto un impatto sulla colonia nel suo insieme. Le colonie sono state monitorate periodicamente per 11 mesi per valutare l’efficacia del trattamento monitorando lo sviluppo della lesione e lo stato generale della malattia.

Il successo nel trattamento della malattia avvenuto grazie a degli antibiotici tipicamente efficaci contro le infezioni batteriche negli esseri umani è stato un risultato davvero interessante.

Si tratta di un ampliamento nelle opzioni di gestione dei coralli durante le epidemie di malattie che i ricercatori hanno intenzione di proseguire, con ulteriori sforzi di studio in questo senso.

 

 

 

 

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