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Database di campioni di DNA presi senza consenso

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Secondo il New York Times, il dipartimento di polizia di New York sta raccogliendo DNA non solo dagli arrestati ma anche dai semplici interrogati e lo sta catalogando

A quanto racconta il New York Times, il Dipartimento di Polizia di New York (NYPD) sta creando un enorme database con il DNA di migliaia di profili genetici, prelevati non solo dai detenuti, ma persino dalle persone che sono state semplicemente interrogate.
La pratica solleva molti dubbi sui diritti alla privacy e sulle libertà civili, soprattutto perché i poliziotti molto spesso hanno fatto questa pratica di raccolta senza nemmeno comunicarlo ai soggetti «proprietari» di quel DNA, ma prendendolo il materiale da oggetti come tazze da caffè, sigarette e bottiglie d’acqua.

Particolarmente eclatante – e infatti è il caso che dà il titolo all’inchiesta del New York Times – è il caso del campione prelevato da un dodicenne che aveva bevuto una soda da una cannuccia dopo aver parlato con la polizia nel 2018.
A quanto pare, il database, che oggi contiene più di 82.473 campioni, è aumentato di quasi 19.000 da luglio 2017, grazie ai funzionari del NYPD che si danno molto da fare in questa raccolta.

Il dipartimento sostiene che questo progetto è vitale per la risoluzione dei crimini, che non sono solo quelli che succedono oggi, ma sono anche i cosiddetti cold case, ovvero i crimini irrisolti del passato.
I sostenitori dei diritti civili, però, sostengono che questo registro non può esistere senza una supervisione, anche perché è giusto che le persone sappiano come e perché sono state catalogate e, nel caso in cui siano state catalogate senza aver commesso nessun crimine, è giusto che si possano appellare al Quarto Emendamento – che «difende da perquisizioni, arresti e confische irragionevoli» – e farsi cancellare.

Cosa differente, invece, sono i test genetici in ambito medico-sanitario, per tentare di prevenire futuri problemi di salute, come ci spiega questo articolo di Ecoseven. 

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