Il lato oscuro dell’AI

Nessuno sa perchè i nuovi algoritmi producano determinati risultati
Un recente editoriale pubblicato su TechnologyReview.com – la risorsa del MIT per esplorare nuove tecnologie – ha messo in guardia sul ritmo con cui sta avanzando la tecnologia. I recenti algoritmi, infatti, vengono progettati con una velocità così importante che persino i creatori sono sbalorditi.
L’anno scorso, una strana auto a guida autonoma è stata rilasciata sulle tranquille strade della contea di Monmouth, nel New Jersey. Il veicolo sperimentale, voluto dal produttore del chip Nvidia, era diverso da qualsiasi progetto sviluppato precedentemente da Google, Tesla o General Motors: mostrava un’intelligeza artificiale in grado di crescere autonomamente.
L’auto non seguiva una singola istruzione fornita da un ingegnere o programmatore, ma si basava su un algoritmo grazie al quale aveva imparato a guidare guardando un umano farlo.
Nonostante il successo, i programmatori di Nvidia erano turbati da quanto (e quanto velocemente) l’algoritmo fosse in grado di innescare un apprendimento autonomo. Chiaramente, il sistema era in grado di raccogliere informazioni e tradurle in risultati tangibili. Le informazioni provenienti dai sensori venivano trasmesse a un’enorme rete di neuroni artificiali, che elaboravano i dati e fornivano un comando appropriato al volante, ai freni o ad altri sistemi.
Come questo potesse accadere, però, i ricercatori non lo sapevano di preciso.
Nonostante i grandi progressi compiuti dall’intelligenza artificiale in settori diversificati, non si può, per fortuna, ancora dire possa sostituire l’uomo in tutto quello che è “artistico”.



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