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Referendum sulle trivelle: tutto quello che c’è da sapere

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Trivelle sì o trivelle no, gli italiani il 17 aprile sono chiamati al voto

Il 17 aprile i cittadini italiani sono tenuti ad esprimersi sulla questione delle trivelle con un referendum. Agli italiani si chiede  di abrogare la norma, introdotta con l’ultima legge di stabilità, che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio, entro le 12 miglia marine dalla costa, senza limiti di tempo per le piattaforme già esistenti, quindi fino all’esaurimento dei giacimenti.  

Le associazioni ambientaliste si sono mobilitate per il “sì”. Ricordiamo che il referendum è uno strumento abrogativo e quindi votare “sì” significa cancellare una data norma.

Pareri contrastanti dai sindacati. Secondo il segretario dei chimici della Cgil, Elimio Miceli ‘Di petrolio e gas ci sarà ancora bisogno, si rischia di perdere posti di lavoro’. Ma la stessa sigla sindacale in Basilicata si oppone alle trivelle.

Legambiente ha lanciato una campagna di sensibilizzazione dove spiega la propria posizione sulle trivelle: ’Il petrolio è il passato. Tutto il petrolio presente sotto il mare italiano basterebbe al nostro Paese per sole 7 settimane,mentre già oggi produciamo più del 40% di energia elettrica da fonti rinnovabili. Lo sviluppo di un modello energetico pulito, rinnovabile e democratico, basato sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica porterebbe alla nascita di quasi 800mila nuovi posti di lavoro’.

L’associazione ambientalista ha anche preparato un vademecum per il referendum con le risposte a tutte le principali domande

Legambiente spiega perché votare ‘sì’ al referendum: ‘se si vuole tornare ad avere un limite alle estrazioni in atto e mettere fine alle politiche petrolifere del Governo occorre votare “Sì” al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle concessioni’.

Sottolineiamo che il referendum non serve a impedire nuove trivellazioni (sono già vietate!) né la costruzione di nuove piattaforme; serve a impedire lo sfruttamento ulteriore di quelle già esistenti.

Ricordiamo che per essere il valido, il referendum deve vedere la partecipazione del 50% + 1 degli aventi diritto al voto.

 

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