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Inceneritori: WWF contro il governo

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Secondo il WWF è un piano sbagliato, anche alla luce della crescita della differenziata

Il piano del governo per la realizzazione di 12 nuovi inceneritori di rifiuti non va giù al WWF. I nuovi inceneritori si andrebbero ad aggiungere ai 2 già attivi e ai 6 già autorizzati.

‘Il Ministro dell’Ambiente ritiri il decreto – chiede l’associazione ambientalista – e apra un confronto con il mondo scientifico, le Regioni e le comunità locali’.

Il WWF ricorda come già oggi l’Italia sia il terzo paese europeo per numero di inceneritori dopo la Francia e la Germania e chiede al governo di ‘ritirare il decreto legislativo che contiene il piano dei nuovi impianti previsto dall’art. 35 del decreto legge Sblocca Italia e che il 9 settembre,  in occasione della Conferenza Stato-Regioni convocata per approvare il decreto, si discuta di come definire piani regionali di gestione del ciclo dei rifiuti, che puntino decisamente in tutta Italia alla loro riduzione, al riuso e al riciclaggio dei materiali, conseguendo e superando al più presto su scala nazionale la  soglia del 65% di raccolta differenziata, obiettivo che  doveva essere conseguito entro il 2012’.

Il WWF fa notare che in prospettiva l’investimento non ha senso poiché ‘il trend virtuoso di gestione del ciclo dei rifiuti (e in particolare l’aumento della raccolta differenziata di materiali dall’alto potere calorifico come carta e plastica) renderà a breve non economici i nuovi impianti di incenerimento previsti dal Governo, che entrerebbero in funzione alle soglie del 2020 e dovrebbero restare in esercizio almeno fino al 2050, avendo un tasso di vita – e anche un periodo di ammortamento dell’investimento – di diverse decine di anni’.

Il WWF ricorda che già oggi Paesi europei come Germania, Olanda, Danimarca, Svezia, che hanno puntato in passato sull’incenerimento, pur di rientrare nelle spese di costruzione di queste impianti accettano rifiuti provenienti dall’estero a prezzi stracciati per alimentare impianti industriali che altrimenti non si ripagherebbero. È un gioco perverso che l’Italia non deve alimentare.

 

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