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Il lato oscuro della pesca del tonno

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Non solo sfruttamento dei mari, ma anche pessime condizioni di lavoro. La denuncia di Greenpeace

Greenpeace, dopo la classifica del tonno in scatola, torna a parlare del tonno e lo fa con un reportage realizzato all’inizio di quest’anno in un porto del Pacifico meridionale.

I pescatori intervistati descrivono uno scenario di violenze, condizioni di lavoro deplorabili, paghe inadeguate o addirittura inesistenti, privazioni di cibo e sonno, persino omicidi.

Ecco una di queste interviste:

 

‘Non è una novità purtroppo. Le storie di violazioni di diritti umani e schiavitù in mare – spiega Greenpeace –  sono una costante pericolosa nell’industria del tonno. Tantissimi pescatori con cui abbiamo parlato nei porti asiatici e del Pacifico hanno raccontato di essere stati vittime di questo genere di abusi. L’industria del tonno nasconde infatti un lato oscuro: molti grandi marchi praticano una condotta omertosa per non affrontare quanto di drammatico si cela dietro la pesca del tonno che finisce in scatola’.

Le aziende criminali che hanno poco rispetto per il mare ne hanno poco anche per i lavoratori. Come spiega Greenpeace: ‘. La violazione dei diritti dei lavoratori in mare, infatti, spesso va di pari passo con la pesca illegale. Gli stessi operatori che hanno poco rispetto per le leggi sul lavoro spesso dimostrano anche scarsissimo riguardo per le regole di gestione della pesca, usando metodi che, oltre a contribuire pesantemente all’esaurimento degli stock di tonno a livello mondiale, uccidono un gran numero di squali, razze e tartarughe marine.’

Ecco l’appello dell’associazione ambientalista: ‘Chiediamo alle aziende impegni precisi per evitare metodi di pesca che distruggono l’ecosistema marino e che impattano sulla vita di migliaia di pescatori. L’industria del tonno sta diventando sempre più distruttiva, sia per le persone che per gli oceani. Occorrono cambiamenti. Ora.’

a.po

 

greenpeace, tonno, tonno in scatola

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