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Giornata mondiale della Terra: cos’e’ e come si misura l’impronta ecologica

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Cos’è, come si calcola e cosa dovrebbe insegnarci l’impronta ecologica, l’indicatore che rivela quanto sono sostenibili prodotti, consumi, stili di vita ed abitudini

Tra i molti indicatori utilizzati per confrontare la “sostenibilità” di prodotti, servizi, comportamenti, consumi, uno dei più utilizzati è sicuramente l’impronta ecologica, o “Footprint”, concetto dal quale sono nati diversi altri indicatori, come il “carbon footprint”.

Ma cos’è, e come si misura l’impronta ecologica?

L’impronta ecologica misura la “porzione di pianeta”, ovvero l’area produttiva di terreno e di mare, necessaria a rigenerare le risorse consumate da una determinata popolazione e per assorbirne i rifiuti. Naturalmente, quando si parla di impronta ecologica di un bene, si parla dell’area produttiva necessaria a rigenerare le risorse utilizzate per produrlo, spostarlo, renderlo fruibile, ed infine assorbire i rifiuti derivanti dalla sua produzione e del suo utilizzo.

Questo misuratore ci dice quindi quanti “Pianeta Terra” sono necessari ad assicurarci il nostro attuale modello di vita. E sono più di uno.
L’impronta ecologica è calcolata mettendo in relazione la quantità di un certo bene consumato (es. grano, riso, mais, cereali, carni, ecc.) con una costante di rendimento espressa in chilogrammi per ettaro. Il risultato è una superficie espressa in ettari.

Per calcolare l’impatto dei consumi di energia, questa viene convertita in tonnellate equivalenti di anidride carbonica, ed il calcolo viene effettuato considerando la quantità di terra forestata necessaria per assorbire le suddette tonnellate di CO2.

Il concetto di impronta ecologica su introdotto nel 1992 da William Rees e Mathis Wackernagel, che nel 2003 ha fondato il Global Footprint Network, e dal 1999 il Wwf aggiorna periodicamente il calcolo dell’impronta ecologica nel suo report “Living Planet Report”.

Come riconosciuto dagli stessi autori l’impronta ecologica è un indice che presenta molti limiti ed alcuni errori. Riduce tutto alla sola unità dell’estensione di terreno, restituendo una dimensione sicuramente parziale del problema del corretto utilizzo delle risorse, ha forti limiti nel calcolo dell’energia utilizzata e nella stima del rendimento, ma soprattutto non tiene in considerazione l’inquinamento ad eccezione della Co2. Questo vuol dire che la situazione è a dire il vero peggiore di quella che il calcolo dell’impronta ecologica mostra.

Nonostante ciò, il calcolo dell’impronta ecologica ci dice che stiamo consumando le nostre risorse troppo in fretta e male. Ovvero consumiamo più risorse di quante il nostro pianeta è in grado di produrne nello stesso periodo. Stiamo, in pratica, intaccando il capitale naturale che dovrebbe spettare ai nostri figli.

Pensiamo per un attimo all’impronta ecologica degli italiani: ogni italiano (secondo i dati del Wwf riferiti al 2002) ha una impronta ecologica di 3,84 unità equivalenti, mentre il nostro territorio (mari, monti, pascoli, pianure e coltivazioni italiane) ha una capacità produttiva di 1,18 unità equivalenti a persona. Questo significa che, se le nostre abitudini di vita e consumo non cambiano, per assicurare energia, cibo ed acqua a tutti gli italiani occorrono circa 3 paesi come l’Italia.

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(VG)

 

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