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Il Giorno della Memoria Shoah, ricordando l’amicizia tra Wojtyla e Kluger

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27 Gennaio, il Giorno della Memoria della Shoah: Ecoseven.net lo ricorda con una storia di amicizia tra un ebreo e un cattolico. L’amicizia tra Giovanni Paolo II e Jerzy Kluger

Oggi è il Giorno della Memoria. Ricordare per non dimenticare la Shoah, per non dimenticare quanto il male possa straziare la storia dell’uomo e della civiltà. E’ il giorno della consapevolezza, che combatte ogni negazionismo. E’ il giorno del ricordo. Vogliamo ricordare l’eccidio di milioni di ebrei con una bella storia.

La storia che vogliamo riportare all’attenzione dei nostri lettori si svolge in Polonia, a Wadovice. Siamo negli anni ’30 del secolo scorso, in una scuola si incontrano due ragazzini Jerzy e Karol. Fanno amicizia. Li accomuna il gioco, il pallone, gli scii. Sono due bambini come tanti altri, sono due bambini polacchi, uno, Jerzy è ebreo, l’altro, Karol è cattolico. Ma ciò che li accomuna è l’identità polacca, l’appartenenza alla stessa nazione. 

Nel frattempo arriva la Seconda Guerra mondiale, i due si perdono di vista. Karol era entrato in seminario, Jerzy diventa ingegnere e si sposta in Italia. Per 27 lunghissimi anni non si vedono, si incontrano in occasione del Concilio Vaticano II, Karol è diventato vescovo nel frattempo. Da quel momento non si perdono più di vista. Karol è Karol Wojtyla. Diventa Papa, e l’amicizia con Jerzy si rafforza ancora di più, i due continuano a vedersi. La mamma e la sorella di Jerzy sono state uccise nei campi di sterminio durante la persecuzione nazista.

Jerzy Kluger è morto a Roma solo qualche settimana fa. Lo scorso 31 dicembre, è lui, con Karol che chiamava amichevolmente sin dall’infanzia ‘Lolek’, il protagonista del libro che Gianfranco Svidercoschi scrisse per Mondadori, ‘Lettera ad un amico ebreo’. Il libro ha fatto conoscere in tutto il mondo la storia di un’amicizia che è stata salda, più forte della guerra, più forte dell’eccidio nazista, più forte della morte.

Noi ricordiamo così il Giorno della Memoria. Con amicizia rispetto ai nostri ‘fratelli’ ebrei.

(mig)

 

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