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Come trasformare una cava in un parco naturale

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Recuperare le cave e farle diventare parchi naturali per la protezione della biodiversita’, e’ possibile grazie alle Linee Guida su progettazione, gestione e recupero delle aree estrattive, di Legambiente

Di cave, in Italia, ce ne sono veramente tante. Ci sono cave in cui si estrae argilla per mattoni, cave per ricavare calcari per cementi, cave dove trovare sabbie e ghiaie per edilizia e costruzioni. Una volta terminato il ciclo di una casa, circa trent’ani, essa può essere riciclata e può diventare un parco naturale.

Per trasformare una cava in disuso in un parco naturale si possono seguire i consigli di Legambiente e Aitec (Associazione italiana tecnico economica cemento, che fa parte di Confindustria), raccolti in Linee Guida su progettazione, gestione e recupero delle aree estrattive, un rapporto presentato ad Ecomondo di Rimini. I consigli e le linee guida dimostrano come sia possibile, con semplici gesti, onciliare l’attività di escavazione con la tutela del territorio. In particolare sono sei gli ambiti in cui, nelle fasi di progettazione, gestione e recupero, si possono ridurre gli impatti ambientali: aria, acqua, suolo e sottosuolo, rumore e vibrazioni, paesaggio, flora e fauna.

Perché una cava diventi un parco naturale dopo il suo disuso bisogna, mentre la sfrutta, avere dei particolari accorgimenti. Facciamo un esempio concreto: si possono limitare le emissioni di polveri bagnando il terreno degli scavi, questo non danneggerebbe l’ambiente e non danneggerebbe la flora e la fauna dei dintorni. Seguendo le linee guida su progettazione, gestione e recupero delle aree estrattive è possibile fare di una vecchia cava un parco naturale per la protezione della biodiversità. 

(gc) 

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