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Ci vogliono le zampe di un geco per raccogliere l’immondizia spaziale

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Pinze robotiche ispirate a questi animali potrebbero aiutare con la problematica dei rifiuti nello spazio

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science Robotics, il robot in sperimentazione con le pinze ispirate alle zampe dei gechi potrebbe contribuire a raccogliere l’immondizia nello spazio – durante gli esperimenti, il dispositivo è stato in grado di afferrare oggetti fermi in laboratorio e oggetti galleggianti all’interno della Stazione Spaziale Internazionale. 

Secondo la NASA, sono più di 500.000 i pezzi di detriti che orbitano attualmente intorno alla Terra, presentando un grave pericolo per astronauti, satelliti e veicoli spaziali. Le collisioni con i detriti non solo hanno già portato a milioni di dollari di perdite, ma hanno anche causato altri detriti che potrebbero andare avanti a distruggere altri oggetti nello spazio – uno scenario catastrofico di reazione a catena chiamato «sindrome di Kessler».

Fino a oggi, i detriti spaziali non sono stati raccolti in parte proprio perché le tecnologie utilizzate per afferrare gli oggetti sulla Terra spesso non hanno funzionato nello spazio, ma ora che gli scienziati hanno sviluppato queste pinze robotizzate ispirate ai gechi, che riescono anche negli ambienti galleggianti, potrebbe cambiare il concetto di «pulizia» spaziale.

I gechi sono rettili che possono scalare le pareti verticali o anche rimanere appesi a testa in giù solo grazie alle dita dei piedi: le loro zampe sono coperte da centinaia di setole microscopiche che generano una sorta di forza elettrica abbastanza forte da mantenere le lucertole attaccate alle superfici.

Gli scienziati hanno lavorato su questa idea e hanno sviluppato degli adesivi sintetici con proprietà simili, che consentono ai ricercatori di salire le pareti e sigillare le ferite: in questo hanno creato pinze di varie dimensioni. La parte anteriore di ogni pinza è coperta da una griglia di quadrati adesivi, e su entrambi i lati di questa griglia c’è un braccio la cui superficie interna è coperta da sottili strisce adesive. La griglia può attaccarsi su oggetti piatti, come i pannelli solari (che potrebbero essere stati abbandonati come parte dei detriti spaziali), mentre le braccia possono afferrare oggetti curvi, come i corpi a razzo.

I ricercatori hanno testato come funzionavano le loro pinze in microgravità alla stazione spaziale e in volo a bordo del velivolo C-9B della NASA, il Weightless Wonder, che si è tuffato 80 volte per generare momenti di gravità. In questi esperimenti, le pinze hanno potuto prendere e lasciare cubi, cilindri e palle di spazzatura con un tocco così dolce che gli oggetti si muovevano appena quando venivano rilasciati.

immondizia spaziale, Nasa, Sindrome di Kessler, spazio


Redazione Ecoseven

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